Una componente importante del mercato del lavoro è l'informazione sulle risorse disponibili, quelle umane in primo luogo. Una ricerca di Bachelor (ricerca e selezione di neolaureati) attesta che solo il 35% degli atenei pubblicizza sul proprio sito i CV dei laureandi e laureati. Lo scrive Fabio Savelli sul Corriere.it. Il Collegio del Lavoro impone la pubblicizzazione di tutti i CV, attuando una disposizione della Legge Biagi e della relativa borsa lavoro. Ciononostante i 2/3 degli atenei non ottempera a questa disposizione.
Non è che uno degli aspetti di lontananza di molte università italiane dal mondo delle imprese, e di sottovalutazione di servizi a contorno dell'insegnamento, che pure sono fondamentali per accompagnare i giovani nella ricerca di occupazione. Nella valutazione della qualità delle università a livello internazionale viene esaminata la percentuale di laureati che trovano occupazione nell'anno di laurea e il tempo di collocazione presso un impiego.
L'opacità che permane tra sistema universitario e sistema delle imprese è uno dei fattori che più incidono sulla competitività del Paese
Forse è un bene che la ricerca promossa dal CIRSIS (Centro Interdipartimentale di Studi e Ricerche sui sistemi di Istruzione Superiore) di Pavia, venga pubblicata in un momento di relativa quiete, lontano dalle polemiche che hanno caratterizzato il dibattito attorno alla riforma Gelmini. Il suo interesse sta nella consultazione diretta degli operatori del settore, e nel tastarne per così dire il polso sulla loro percezione del proprio ruolo.
La ricerca è parte di una più ampia survey internazionale, The Changing Academic Profession, svolta nel 2007-2008, per indagare i mutamenti che a livello globale ha subito la condizione di chi lavora nelle università, sia come ricercatore che come docente. I dati sono perciò precedenti le vicende della gestione del ministro Gelmini, ma sono anche gli unici e più recenti, e i recenti avvenimenti non paiono averne modificato il senso.
Il lavoro dà conto delle percezioni e valutazioni dei diretti interessati, raccolte attraverso 1700 interviste a professori e ricercatori, e i risultati si possono confrontare con quelli dei loro colleghi stranieri. Dalla ricerca emergono perciò problemi comuni e simili, ma anche diversi livelli di soddisfazione e strutturali.
LED Edizioni l'ha pubblicata con il titolo "La professione accademica in Italia", ed è consultabile a questo indirizzo.

Da alcuni anni il progetto ha rilasciato anche osservatori specifici: nel 2009 è stato pubblicato un Horizon Report on Economic Development, con un focus sulle tendenze di adozione delle tecnologie nell'area business.
Horizon Report Project: http://www.nmc.org/horizon
Horizon Report 2010: http://www.nmc.org/pdf/2010-Horizon_Report.pdf
PISA — Evidentemente, non è solo questione di soldi. Perché i giovani ricercatori che si sono appena portati a casa i finanziamenti dello Starting Grant 2009, l’ambitissimo bando dello European Research Council, hanno solo l’imbarazzo di come spendere quel milione e 200mila euro (in media) di borsa. Su un punto, però, sembrano concordare: mai in Italia, o quasi. Anche quando è il Paese in cui hanno studiato e spesso vissuto finora. Qualche dato, tra quelli che saranno presentati oggi a Pisa, in una giornata di studi alla Scuola Normale: su 2.503 domande, per un budget disponibile di 325 milioni (i grant vanno dai 500 mila ai 2 milioni di euro; oggi, in Italia, l’ordine di grandezza dei finanziamenti «tradizionali» più corposi si aggira sui 100mila euro all’anno), quelle provenienti da ricercatori italiani erano 513, e in 434 casi era italiano l’istituto di ricerca candidato ad «ospitare » il progetto. I vincitori (età media, 36 anni) sono stati 237: tra questi, 32 studiosi italiani — ma solo 16 istituti di ricerca del nostro Paese. L’Italia è dunque la prima nazione per numero di premiati, a pari merito con la Germania. Peccato che 18 di loro abbiano già la valigia pronta: le loro ricerche non si svolgeranno in laboratori del nostro Paese, bensì di Regno Unito (8), Francia (4), Spagna (3), Germania (2) e Svizzera (1).
Osservo che non è solo un problema di prestigio elle istituzioni, ma anche di attrattività del sistema Paese. E questo preoccupa
L'Università degli studi di Milano ripropone anche per quest'anno il "Corso di Perfezionamento in Brevettistica".
Uno degli obiettivi prioritari del corso è la diffusione della cultura brevettuale per la formazione, nei luoghi di lavoro, di persone in grado di interagire nel modo più proficuo con tutte le figure professionali che si occupano di brevetti e di protezione della proprietà intellettuale.
L'organizzazione didattica e l'impegno orario, collocato il venerdì pomeriggio, sono stati progettati tenendo in considerazione le esigenze lavorative dei corsisti.
Scadenze per l'iscrizione: 15 ottobre 2009.
Per info: www.brevettistica.unimi.it
Alfonso Fuggetta, AD del Cefriel, segnala una richiesta di Paola Inverardi, una sua collega dell'Università dell'Aquila: una richiesta di aiuto, non in termini di denaro, materiali, ma di idee che possano aiutare la città (e l'università) a rinnovarsi.“We have not words enough to thank all of you for the deep sympathy and support we have received during these days. As researchers of University of L’Aquila, we now face a period of re-construction that will be long, energy-consuming and extremely challenging.
We now, therefore, want to ask you to help us. We need all your creativity, competence, technical skills, support, attention and continuity.
The earthquake that struck L’Aquila on April 6th has destroyed not only the lives of many and the houses of most, but the cultural, scientific, social and productive life of the city as well. L’Aquila was famous for its historical buildings and churches and the mountains around it, for its fine arts and its university. In the process of rebuilding the L’Aquila of our future and its university, we send out this call for ideas, proposals and projects.
The vision we have in mind is that of realizing a city to be starting from the city it was. We invite researchers and scholars to consider L’Aquila, a medieval town in a modern country/world, as an open laboratory, an ideal theatre of application and a ‘demonstrator’, where new technologies and historical studies could be developed side by side; where forms of cultural renovation and social analysis can be integrated with technical innovations ranging from architectural solutions to transport planning, from environmental intelligence to energy efficiency.
Appended to these few lines of introduction you will find a non exhaustive brief list of more specific themes in various fields that could be of interest to anyone interested in this overall project.”
Mi pare un'idea straordinaria, nella società della conoscenza le idee (praticabili) valgono più del denaro). E si può anche firmare una petizione. Per saperne di più qui



