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Pubblicato il 16/10/2012, 12:00
Etichette: Italia, Pmi, UE, report
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Inviato da Antonio Santangelo

pmi

La Commissione Europea misura ogni anno i progressi compiuti dalle Pmi nei Paesi membri. Vengono valutati 10 parametri nei 27 Paesi e in Albania, Croazia, Islanda, Israele, Lichtenstein, Norvegia, Montenegro, Serbia e Turchia.
In Italia le Pmi sono il 99,99% delle aziende e pesano per il 68,3% del valore aggiunto e per l'80,3% dell'occupazione del settore privato, al netto della finanza. Il 26% delle azende opera nella produzione high-tech e nei servizi ad alta intensità di conoscenza. Il Paese ha il maggior numero di Pmi in Europa, con 3,6 Mni di microimprese con meno di 10 addetti.
La Commissione riconosce alle Pmi italiane un ruolo di leadership rispetto alle Sme europee nella reazione alla crisi, e ne prevede un ulteriore avanzamento grazie alle riforme introdotte dal governo. 
Resta però il fatto che la loro dimensione rischia di essere un freno per lo sviluppo del Paese in una economia globalizzata.

 

Scarica qui il report (.pdf)

 

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Pubblicato il 03/09/2012, 15:03
Etichette: Horizon 2020, Pmi, UE, ricerca
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Inviato da Antonio Santangelo

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Apre ha fatto girare questa survey relativa alle motivazioni della mancata partecipazione delle Pmi ai programmi di ricerca europei in ambito ICT. Qui si può scaricare il questionario, e qui il sito che presenta l'iniziativa.

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Pubblicato il 16/07/2012, 14:26
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Inviato da Antonio Santangelo

Il Politecnico di Milano nella newsletter di ICT4 Pmi segnala le opportunità dei bandi del VII PQ di cui abbiamo parlato. Nella newsletter si elencano i fondi per le Pmi (circa 970 Mni €) e i settori interessati: salute, biotech, ICT, nuovi materiali, energia, ambiente, trasporti, scienze sociali, spazio e sicurezza. Ma l'articolo sottolinea una difficoltà: 

 

Italia in ritardo nell’aggiudicarsi i fondi

Il problema ora è aggiudicarsi questi soldi. L’Italia è infatti tra i Paesi meno efficienti da questo punto di vista. Partecipiamo al bilancio dell’Unione europea con il 13,4% dei finanziamenti, ma nel settimo programma quadro ci siamo presi una fetta che corrisponde all’8,43% con circa due miliardi. In pratica finanziamo l’occupazione degli altri anche a causa delle carenze delle aziende italiane nella presentazione dei progetti.

Secondo la Research executive agency, l’agenzia europea che per conto della Commissione gestisce i finanziamenti per ricerca e innovazione, le imprese della Penisola fanno meglio solo di Lituania, Slovenia e Slovacchia. E il Portogallo ci supera di un pelo. Nel quarto bando "Ricerca per le Pmi" (budget di 204 milioni), i progetti italiani presentati e presi in considerazione dall'agenzia sono stati 784. Solo Spagna (1.163), Germania (799) e Regno Unito (1.002) ne hanno presentati di più. Quelli approvati sono stati però 111. La barriera linguistica e la qualità dei progetti che spesso non comprendono la collaborazione con le università solo le barriere principali che impediscono l’accesso ai finanziamenti comunitari.

 

Su questi temi cercheremo di interrogare i Centri, per capire come pensano di muoversi, e cercheremo anche di coinvolgere le imprese

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Pubblicato il 26/04/2012, 11:46
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Inviato da Antonio Santangelo

Dario Di Vico sul Corriere della sera descrive il successo delle reti di impresa: 313 contratti stipulati, che coinvolgono 1648 imprese; ma, dice, altri sono in arrivo e quindi parliamo di un "parco" imprese di circa 2000 unità. 

La dimensione media delle nostre Pmi è per molti penalizzante, troppo ridotta per competere in capitale e investimenti sui mercati esteri; ha tenuto e tiene bene la media impresa italiana, mentre le piccole tendono a soffrire e il loro futuro è minacciato. 

Tentativi passati di spingere ad accorpamenti e fusioni non hanno avuto grande successo, perché, scrive Di Vico "continua a non convincere artigiani e commercianti perché di due imprenditori ne rimane in gioco solo uno".

Le reti, su stimolo del ministro Tremonti, vengono finanziate con 48 Mni €, e fruiscono della defiscalizazione degli utili reinvestiti. Le aziende, per poter usufruire del provvedimento devono chiudere in utile e non pagano le tasse sui profitti accantonati. Rimangono ora 14 milioni per quest'anno e altrettanto nel 2013. La Lombardia si sta muovendpo in sintonia con questa impostazione, promuovendo bandi che incentivano le start up.

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Pubblicato il 26/01/2012, 14:40
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Inviato da Antonio Santangelo

Finlombarda ha predisposto un bando per le Pmi lombarde di questi tre settori (Cod. Ateco 2007 ammissibile). I finanziamenti vanno da un minimo di 15.000 € (50.000 per il turismo) sino a un massimo di 200.000 €; il periodo di realizzazione non potrà superare i 12 mesi. Viene riconosciuta una agevolazione del 50% dei costi ammissibili, erogata per metà a fondo perduto, e per metà a rimborso, in regime de minimis.

Gli ambiti previsti sono:

Commercio - Investimenti per: tecnologie ICT; sostenibilità ambientale, in particolare per mobilità e carburanti; nuove infrastrutture; accesso a servizi di pagamento sicuro; ammodernamento punto vendita. 

Turismo - Investimenti per: riduzione dell'impatto ambientale, risparmio e efficienza energetici; nuove tecnologie, anche ICT, per la gestione di attività e servizi; accessibilità alle strutture e attività di comunicazione e promozione;  prodotti e servizi innovativi; miglioramento del sistema gestionale; interventi strutturali e infrastrutturali per innovazione di strutture; strumenti di fidelizzazione della clientela.

Servizi: Investimenti per: servizi infrastrutturali; nuove applicazioni; innovazioni di processo e prodotto; strumenti per la cooperazione e il knowledge management; tecnologie per il supporto a processi di coinvolgimento di partner esterni; Tecnologie digitali a supporto della produzione; produzione e gestione di servizi "chiavi in mano" o "global service"; attrattivi del territorio in sintonia con il modello "smart cities".

Qui una informativa Eurogroup sul bando (.pdf) 

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Pubblicato il 09/09/2011, 16:52
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Inviato da Antonio Santangelo
Su la voce.info un articolo di Bugamelli, Cannari, Lotti e Magri ripercorre i limiti degli investimenti in innovazione in Italia. Siamo ben al disotto (1,2%) dell'obiettivo fissato da Lisbona 1 (2005) e 2 (2010) del 3% del Pil. Per fortuna (si fa per dire), non siamo i soli in Europa, e cosi' l'obiettivo viene riproposto per la terza volta e rinviato al 2020.
I problemi descritti sono noti: frammetazione e scarsa dimensione delle imprese, la prprieta' familiare non aiuta, il capitale di rischio (e il venture capital) e' da cercare con il lanternino. Gli incentivi pubblici sono spesso complessi da ottenere e poco mirati.
Tutto vero, tutto risaputo. A fronte della crisi finanziaria attuale le cose si fanno di certo piu' complicate, e dalla P.A. ci si puo' aspettare poco: le Regioni hanno subito tagli ai finanziamenti che certo non migliorano la situazione.
Peraltro capitali in giro ce ne sono, proprio a fronte delle difficolta' di Borsa. Si cercano allora iniziative che mettano in contatto diretto possibili investitori e aziende che hanno idee innovative. Trasformare la crisi in opportunita' significa anche questo.
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Pubblicato il 03/06/2011, 16:59
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Inviato da Antonio Santangelo
Su linkedin, Aster ha creato un gruppo di discussione rivolto agli interlocutori regionali in Emila Romagna, con uno sguardo proiettato all'esterno (qui, ma occorre avere un account linkedin e essere iscritti al gruppo).
Il tema di una discussione in atto e' annoso: la comunicazione tra ricerca e aziende. Lo stesso che cerchiamo di affrontare anche qui.
Stefano Duri', che dell'iniziativa nei social network e' il propulsore in Aster, lamenta il silenzio dei ricercatori. Qualche comunicato stampa, ma nessun utilizzo (o quasi) dei social network: "manca una strategia di diffusione di questi contenuti, in particolare attraverso le reti e le piattaforme "social".
L'appunto viene subito rigirato nella discussione alle Pmi, scrive Riccardo Bernardini: La mia esperienza di interazione con le aziende è che si rivolgono all'Università quasi unicamente per richiedere tesisti per lavoretti interni o, ben che vada, una collaborazione (ovviamente gratuita) in qualche attività di sviluppo di minore interesse.
Nel dibattito vengono evidenziati: il ruolo decisivo degli intermediari, la necessita' di produrre contenuti mirati, di vere punti di aggregazione per evitare il proliferare di ID e Pwd, la definizione di flussi di comunicazione standardizzati (RSS) e riproducibili.
Mi consola ( e rattrista) vedere che i problemi che abbiamo qui sono generalizzati. Al tempo stesso manca, a mio avviso, la capacita' di federarsi da parte di attori che fanno tutti lo stesso mestiere.
Forse Internet e' il luogo giusto, cosi' come la necessita' di momenti di incontro fisico puo' essere una parziale soluzione. Ci stiamo lavorando.
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Pubblicato il 20/05/2011, 12:40
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Inviato da Antonio Santangelo
Dalla Danimarca una notizia che ci può (parzialmente) consolare.
Scrive Stefan Lindegaar su Linkedin, nel gruppo di discussione Open Innovation, che una recente ricerca della Camera di Commercio Danese afferma che solo il 44% delle aziende del Paese ha affrontato progetti innovativi tra il 2007 e il 2010.
La ricerca afferma che solo il 21,3% delle aziende ha innovato prodotto o servizi nei tre anni, che il numero delle aziende innovative è restato praticamente fermo nel periodo, e che le Pmi hanno avuto maggiori difficoltà delle grandi a innovare.
Il fatto che uno dei Paesi che stanno in cima alle classifiche europee per innovazione del mercato del lavoro e altri indicatori economici, denunci la difficoltà delle piccole aziende è un segnale rilevante. Secondo lo studio le cause del ritardo sono due
1) carenza di risorse
2) carenza di attenzione al problema.
il primo è generalizzato, e dipende dagli strascichi della crisi finanziaria, scoppiata proprio nel 2007. Il secondo denota invece, mi pare, una carenza culturale che solo con il supporto di centri specializzati può essere superata.
Il problema è probabilmente più rilevante da noi, la quota di Pmi innovative potrebbe essere sensibilmente più ridotta.
Il fatto che la competizione dei Paesi emergenti spinga a salire di gamma per prodotti e servizi i Paesi avanzati (tra cui il nostro), dovrebbe spingere le aziende a puntare sull'innovazione per sopravvivere.
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Pubblicato il 10/01/2011, 16:44
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Inviato da Antonio Santangelo

La Regione Lombardia e la Regione Sardegna, con la pubblicazione del bando sui temi dell'ICT e delle Biotecnologie, danno avvia e concretezza al protocollo di intesa del 16 gennaio 2010. Le informazioni sul primo bando di collaborazione si trovano qui, sul sito della Regione Lombardia e su quello della Regione Sardegna, e hanno per oggetto l'ICT e le biotecnologie.

L’accordo siglato l'anno scorso ha lo scopo di rafforzare il sistema della ricerca scientifica-tecnologica e promuovere la ricerca e l'innovazione in settori strategici delle due Regioni. L'obiettivo comune è dare propulsione al trasferimento di know-how dal sistema della ricerca (università e CRTT) alle imprese, allo scopo di sostenere lo sviluppo e la diversificazione dell'economia regionale, in particolare delle Pmi

Si intende sviluppare politiche comuni nei settori biotec, ICT, beni culturali e biomedicina (soprattutto diagnostica e farmaceutica). Verrà promossa la ricerca precompetitiva e saranno realizzate azioni per trasferire conoscenza alle Pmi, anche attraverso l'erogazione di sussidi alle imprese che partecipano a progetti multi regionali. La collaborazione intende valorizzare e rendere più competitive le collaborazioni pubblico privato esistenti sui due territori, anche allo scopo di attrarre nuovi investimenti. Verranno messi in comune strumenti e iniziative di ricerca e trasferimento tecnologico e di supporto all’innovazione: finanziari, di promozione, parchi tecnologici, laboratori, creazione di network e partecipazione a reti europee, oltre alla condivisione dei metodi per l’analisi sia degli ambiti applicativi e le tecnologie correlate. Verranno promossi progetti collaborativi di “ricerca fondamentale”, “ricerca industriale”, “sviluppo sperimentale” e “formazione generale di alto livello”.

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Pubblicato il 15/10/2010, 13:20
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Inviato da Antonio Santangelo

Quello che va bene per le Pmi va bene per il Paese, si dice.   Oggi e domani a Prato si tiene il XII Forum PIccola Industria, e i quotidiani nazionali dedicano articoli all'evento.

Il sole24ore riporta i dati di una ricerca rivolta a 2000 aziende esportatrici (quindi quelle più proattive del sistema Italia). Richieste emergenti: meno burocrazia, infrastrutture, riduzione della bolletta energetica; si chiede dunque allo Stato di fare la sua parte per sostenere lo sviluppo del Paese.

Sul Corriere Raffaela Polato parla invece della guerre della valute e dell'euro forte. Intervista gli imprenditori, anche questi esportatori, che dicono che l'euro a 1,40 sul dollaro erode i loro margini in modo pericoloso. Un quadro di difficoltà, dunque, ma in entrambi gli articoli emerge una imprenditoria determinata, che reagisce alle difficoltà, combattiva.

Alcuni reagiscono riducendo i margini per conservare le quote di mercato, altri (Ambra Redaelli) imponendo, dove si può, contratti in euro. Il report descrive la strategia delle Pmi che hanno reagito alla globalizzazione e alla crisi, 2 su 3 hanno cambiato approccio: aumentando i mercati di sbocco piuttosto che riducendoli con l'obiettivo di mantenere almeno invariata la quota dell'export sul fatturato; potenziando i canali di distribuzione; ampliando la gamma dei prodotti offerti. Uno su quattro dichiara inoltre di aver associato le forniture di prodotti alla vendita di servizi.

Quanto alle strategie di innovazione, non solo hanno dovuto puntare su una maggiore differenziazione produttiva (produzioni diverse nell'ambito di uno stesso settore) ma si sono dovute impegnare in una vera a propria diversificazione, esplorando la possibilità di produrre in altri settori.