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QuestioBlog

Notizie dal mondo della ricerca e innovazione

Domande su nuovi servizi per l'innovazione

Quest'anno Questio ha compiuto il suo nono anno di vita, e nel frattempo l'ecosistema si è arricchito di una nuova entità: la piattaforma Open Innovation. Insieme, entrambi i sistemi costituiscono un patrimonio che Regione Lombardia mette a disposizione delle imprese ( e dei Centri e dei dipartimenti universitari), per supportare l'innovazione e la competitività dell'economia lombarda.
Ma i meccanismi di supporto all'innovazione sono ancora al di sotto, vale la pena di riconoscerlo, delle necessità del sistema produttivo regionale. La piccola taglia delle imprese, la difficoltà di relazione con gli enti di ricerca, la ancor insufficiente capacità di attrazione verso talenti (ricercatori e studenti) stranieri, sono limiti che vanno superati.
Non v'è dubbio che la rete abbia facilitato e aperto nuove opportunità per le imprese, ma le potenzialità sono enormi.
Per questo motivo Eupolis Lombardia ha lanciato un questionario online per richiedere alle imprese e a chi si occupa di innovazione, pareri e suggerimenti su nuovi servizi da mettere a disposizione per facilitare l'accesso alla conoscenza e ridurre la distanza tra ricerca e imprenditorialità.
Il questionario si trova qui: http://sondaggioservizi.questio.it/. Siete tutti invitati a compilarlo, vi restituiremo i risultati al termine della consultazione.
Quanto agli effetti che una maggior propensione alla collaborazione tra imprese e tra queste e l'università può avere sull'economia, siete invitati a leggere la ricerca di Accenture: Harnessing power of enterprises to open innovation" (scarica il .pdf qui).
In Italia un uso più diffuso dell'open innovation può avere un impatto pari all'1,9% in più sul PIL, cioè 35 Mdi €.

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Innovazione: basta cambiare gli occhiali

Spesso, quando ci confrontiamo con le statistiche internazionali, constatiamo con rammarico (e a volte con soddisfazione) di restare, come Paese, in fondo alla lista. E si solleva il peana, specie sui social media, contro la nostra inadeguatezza, ignavia, lentezza, e via deprecando.
E' perciò meritorio il consiglio che il sole 24ore, attraverso la penna di Paolo Bricco, giornalista e esperto di storia industriale, ci suggerisce sommessamente: cambiare gli occhiali con cui guardiamo il mondo.
Se valutiamo il livello della ricerca e innovazione sulla base degli indici di rapporto con il PIL, è miserrimo il risultato ottenuto: sul 3%, obiettivo di Lisbona prima (mancato) e di Europa 2020 ora siamo a uno scarso 1.35%. Biasimata l'iniziativa pubblica (con l'attenuante della voragine del debito) e vituperata quella privata: le imprese nazionali non fanno il loro dovere, non ricercano, sono troppo sottodimensionate. Non forniscono dati, suggerisce qualcuno.
Bricco segnala alcuni dati:
Manifattura - in Germania i 44% delle imprese ha compiuto negli ultimi due anni innovazione di prodotto, il 31% ha realizzato innovazioni do processo.
In Italia innovazione di prodotto 32%, di processo 35%, in Francia  il 28% per entrambe, in Spagna 14 e 19%. Non male, quindi , secondi dietro l'economia più forte in Europa. 
E ancora, se si allarga lo sguardo da manifattura classica a terziario industriale, e si considerano anche componenti progettuali e ingegneristiche, creatività e marketing i numeri si ripetono: Germania, 36% innovazione di prodotto, 26% di processo, in Italia i numeri sono 29 e 30%, assolutamente in competizione. Più indietro Francia (24% per entrambe), Spagna (rispettivamente 11 e 15%) e UK  (24 e 14%).
I numeri, spiega Bricco, giustificano i risultati dell'export italiano. Dunque, basta cambiare parametri, sostituire gli occhiali, e la realtà risulta diversa. 
per fortuna.

 

Se vuoi, leggi l'articolo qui: Le-ali-del-calabrone---Il-Sole-24-ORE.pdf

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Brain circulation e ricerca

Come è noto, questo blog è sensibile al tema del brain drain, o meglio della brain circulation. Se è un danno vedere fior di ricercatori lasciare il Paese per andare a lavorare all'estero, con loro se ne vanno gli investimenti ingenti fatti per formarli, è altrettanto grave non essere in grado di acquisirne altrettanti di stranieri. Le misure per ora messe in campo dai governi sono insufficienti, e le critiche di chi la ricerca la fa sottolineano come il problema sia legato alla scarsità di investimenti.
Sul Post di oggi Gianluca Briguglia, docente e ricercatore, enumera le iniziative dei nostri partner europei e propone di imitare quella tedesca che con la Humboldt ha creato una fondazione finanziata dai ministeri dell'università, dello sviluppo economico e degli affari esteri. Un approccio ad ampio spettro, che sottolinea l'aspetto strategico nel puntare, soprattutto oggi, sull'attrazione di talenti e sull'innovazione come motore dello sviluppo.
Su richiesta del tavolo dei rettori, Regione Lombardia sta affrontando il tema ed è allo studio un portale dell'università che abbia come funzione, tra l'altro, l'attrazione di ricercatori (e studenti) stranieri, oltre all'ovvio compito di valorizzare le attività di ricerca degli atenei

 

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Bioeconomia: sviluppo e opportunità

La Commissione definisce la bioeconomia come "economia che si fonda su risorse biologiche provenienti dalla terra e dal mare, nonché dai rifiuti, che fungono da combustibili per la produzione industriale ed energetica e di alimenti e mangimi. La bioeconomia comprende anche l'uso di processi di produzione fondati sui bioprodotti per un comparto industriale sostenibile" (13/12/2012, IP/12/124). Il tema è all'attenzione della Commissione Europea che ne fa uno degli asset per il recupero di competitività, come dimostra l'intervista a Karl Falkenberg, direttore generale della DG Ambiente; Falkenberg sottolinea l'importanza di chiarire al grande pubblico che cosa siano la bioeconomia e la circular economy, dando appuntamento a tutti a Parigi per COP21, la conferenza di dicembre sui cambiamenti climatici.
A fine maggio, il MISE ha organizzato in  Expo la conferenza "BioEconomy between Food & Non-Food: the Italian Way” – Stato dell’arte, traiettorie di sviluppo ed opportunità per l’Italia, che ha toccato quattro temi: Food4Food, Food4Non-Food, Food4Energy, NoFood4Non-Food.

Qui di seguito le relazioni presentate al convegno:

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Match making con Pomerania, 4 giugno

 
 
La piattaforma regionale Open Innovation, attiva da qualche mese, annuncia un importante opportunità di business con la Polonia. L'evento si tiene a Palazzo Turati, via Meravigli, 9/b Milano, giovedì 4 giugno dalle 9.00 alle 15.00. Qui il comunicato di O.I.:

In occasione dell'Esposizione Universale EXPO 2015, i partner della Enterprise Europe Network organizzano una giornata dedicata alla presentazione delle potenzialità economiche e di business nella Regione di Pomerania (Polonia) conincontri bilaterali tra imprese, ricercatori e altre organizzazioni, finalizzati a facilitare l’individuazione di potenziali partner per l’avvio di collaborazioni commerciali e per il trasferimento tecnologico a livello nazionale e internazionale.
I principali settori industriali della Pomerania sono quelli della logistica e dell’economia del mare, ingegneria meccanica, costruzioni, zuccherifici, carta e legno. Anche il settore dei servizi sono oggi un importante settore di sviluppo economico in Pomerania, grazie all’ICT, le scienze delle biotecnologie/sanitario e altri settori ai cluster di alta tecnologia, spesso legati agli istituti di ricerca universitari.
Il capoluogo, Danzica, considerata la città della rinascita della Polonia e situata sulla costa sud del Mar Baltico, è oggi uno dei più importanti centri culturali, commerciali e economici della Polonia.
Vai al programma della giornata su Open Innovation

La partecipazione è gratuita. Le scadenze previste sono:
-    2 giugno 2015:   termine per la registrazione
-    dal 20 maggio al 2 giugno 2015:   selezione e richiesta degli incontri. Per informazioni: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
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