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QuestioBlog

Notizie dal mondo della ricerca e innovazione

Bioeconomia: sviluppo e opportunità

La Commissione definisce la bioeconomia come "economia che si fonda su risorse biologiche provenienti dalla terra e dal mare, nonché dai rifiuti, che fungono da combustibili per la produzione industriale ed energetica e di alimenti e mangimi. La bioeconomia comprende anche l'uso di processi di produzione fondati sui bioprodotti per un comparto industriale sostenibile" (13/12/2012, IP/12/124). Il tema è all'attenzione della Commissione Europea che ne fa uno degli asset per il recupero di competitività, come dimostra l'intervista a Karl Falkenberg, direttore generale della DG Ambiente; Falkenberg sottolinea l'importanza di chiarire al grande pubblico che cosa siano la bioeconomia e la circular economy, dando appuntamento a tutti a Parigi per COP21, la conferenza di dicembre sui cambiamenti climatici.
A fine maggio, il MISE ha organizzato in  Expo la conferenza "BioEconomy between Food & Non-Food: the Italian Way” – Stato dell’arte, traiettorie di sviluppo ed opportunità per l’Italia, che ha toccato quattro temi: Food4Food, Food4Non-Food, Food4Energy, NoFood4Non-Food.

Qui di seguito le relazioni presentate al convegno:

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Digital Single Market, il digitale passa per l'Europa

Su Che Futuro! Alessandro Longo riflette sull'iniziative europea del Mercato digitale unico e i riflessi che ha sul percorso deciso dall'Italia sugli stessi temi. Coincidono, scrive Longo, ed è una fortuna: 

Facendo un ulteriore sforzo di sintesi, la Commissione divide la strategia in tre pilastri:
1. migliorare l’accesso ai beni e servizi digitali in tutta Europa per i consumatori e le imprese;
2. creare un contesto favorevole e parità di condizioni affinché le reti digitali e i servizi innovativi possano svilupparsi;
3. massimizzare il potenziale di crescita dell’economia digitale.

 Longo spiega che le priorità della UE coincidono con quello che l'Italia si propone di fare, sia con Italia Login (accesso ai servizi pubblici e privati digitali) che con Spid (identità digitale). Il Paese è in ritardo su questi temi, solo il 5% delle imprese usa l'e-commerce (2014), un punto in più dell'anno precedente, e siamo pessimi utenti dei servizi digitali della PA, solo il 18 % li usa mentre in europa siamo al 33%.
I tempi vanno accorciati, non ci possiamo più permettere ritardi su questi temi. Per giunta le nostre strategie dovranno passare i vaglio della UE, e questo potrebbe allungare i tempi

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Il fenomeno dei maker: dati e esigenze

Si deve a un gruppo (meritorio) di designer e imprenditoria produzione di una ricerca su uno dei fenomeni più interessanti ( e promettenti) dell'economia digitale. I maker sono persone che progettano e producono oggetti/prototipi attraverso meccanismi di autoproduzione (Do It Yourself - DIY). La definizione più corretta la trovate nella ricerca (scarica qui: MAKERSINQUIRY-ITALIA_2014_20150612-095048_1.pdf) il cui merito è di aver avviato una ricerca sul campo tra gli attori principali: maker, progettisti-autoprduttori e Lab manager, cioè i protagonisti di una attività del tutto nuova e poco codificata. La ricerca è stata condotta con un questionario online e i dati sono accessibili a tutti sotto forma di open data per consentire, eventualmente, di estendere la medesima ad altre realtà e ad altri Paesi. Al questionario hanno risposto in modo esaustivo (almeno metà delle 262 domande) 134 persone.

Qui alcuni spunti che mi paiono interessanti:
- Il fenomeno dei maker sembra concentrato nelle grandi città, in testa Milano (10,4) che insieme a Roma e Bologna (5,2 % ciascuna) costituisce un asse dei luoghi dedicati.
- Chi sono i maker?: età prevalente intorno ai 35-40, professionisti (31,3%), lavoratori dipendenti (19,0%), imprenditori (8,9%), poi studenti, non definiti e artigiani.
-  Competenze presenti so- no programmazione software, progettazione CAD, fabbricazione analogica. Poca confidenza con l'elettronica e con interaction design e physical computing. Rispetto ad esperienze estere l'età è un po' più elevata e le competenze più elementari, ma parliamo di un fenomeno allo stato nascente.
- In Italia è molto presente la componente di fabbricazione analogica, con un richiamo tradizionale al Made in Italy. Abbastanza scarsa la spinta all'aggregazione, solo l'8,2% partecipa alle attività dei Fab Lab e le reti virtuali frequentate sono poco estese.
- La produzione è fatta principalmente di pezzi unici o prototipi e la distribuzione è poco strutturata
Nel complesso, il quadro che emerge è di uno stato di maturità iniziale, ma controbilanciato da una diffusa soddisfazione per ciò che si fa, Il 40,9% si dichiara molto  (28,3%) o totalmente soddisfatto (12,6%).

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Brain circulation e pubblicazioni

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L'OCSE ha pubblicato un paper in cui analizza i fattori che influenzano la mobilità di scienziati e ricercatori. Accelerato dalla globalizzazione, il fenomeno della mobilità dei cervelli ha concentrato l'attenzione dei politici, soprattutto a partire dai lavori di Richard Florida e le sue tre T: talento, tecnologia e tolleranza.
Nella società della conoscenza i territori si valorizzano se possono concentrare talenti, spiegava il sociologo americano. Oltre agli aspetti di qualità della vita, l'OCSE sottolinea l'importanza e l'attrattività di fattori come il livello dei compensi e lo sviluppo delle carriere, il prestigio di colleghi e istituzioni, la qualità delle strutture di ricerca, il peso del contesto come la libertà di parola e di ricerca.

Si avviò allora un forte dibattito sul brain drain, la fuga di cervelli, enne sue cause; fenomeno ancora fortemente negativo in Italia (e lo studio lo riconferma), vista la differenza di poteri d'acquisto (ci dimentichiamo troppo spesso del debito pubblico) con economie più floride della nostra, e una certa ingessatura nei percorsi di ricerca.

Una lieve modifica si è determinata allorché si è cominciato a parlare di brain circulation, sottolineando il fatto che oltre a perderli, possiamo tentare di riportarli a casa o attrarne di nuovi.
L'OCSE analizza dunque i flussi, e lo fa con una metodologia originale, basata sull'analisi delle pubblicazioni scientifiche e sulle modifiche temporali degli stessi. Oltre a Paesi importatori netti, come gli Usa, stano meglio i Paesi in equilibrio tra flussi in entrata e in uscita (nella figura sopra quelli in cui il quadrato coincide con l'istogramma. 

Scarica qui il report: Mobility.pdf

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Energia e geopolitica

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ISPI ha pubblicato un eBook che sicuramente farà piacere ai nostri amici del cluster energia. L'eBook è scaricabile qui. Accanto ai capitoli che raccontano la situazione in Europa, il caso del Caspio e della Russia post-Crimea, vale la pena di leggere il capitolo shale gas e il capitolo finale sulle policy europee

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