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QuestioBlog

Notizie dal mondo della ricerca e innovazione

Feed back dalle prime call di Horizon

Riporto dalla community Eco Factory, sulla piattaforma Open Innovation, il post di Chiara Bovio.

 

Come anticipato nei giorni scorsi,  la Commissione ha avviato una prima riflessione sul tasso di successo dei progetti presentati su Horizon 2020: da un lato il Programma è molto conosciuto e partecipato (dunque numerosissimi progetti presentati), dall’altro è molto competitivo e premia l’eccellenza dei progetti. I risultati delle prime Call, emesse a partire dal dicembre 2013, parlano perciò di un tasso di successo molto basso, a fronte comunque della presenza di numerosi progetti eccellenti.

La Commissione sta valutando quali strategie adottare per innalzare il tasso di successo, mantenendo l’obiettivo dell’eccellenza.

Una prima strada sembra essere quella della presentazione in 2 fasi: presentazione di una proposta preliminare e, solo per le proposte selezionate, del progetto completo. In questo modo la Commissione vorrebbe anche rispondere alle obiezioni di ricercatori e imprese che sviluppano progetti completi, con uno sforzo davvero importante: la valutazione in 2 fasi consente, infatti, di suddividere questo sforzo e concentrarlo in una fase, la seconda, in cui le probabilità  di successo sono più alte.

Una seconda strada è quella della valutazione dell’impatto del progetto: una caratteristica di Horizon che la Commissione sembra voler accentuare. La valutazione di un progetto, secondo le intenzioni, non sarà solo sull’idea, anche disruptive, ma anche sul suo impatto a livello di business e di risposta alle sfide sociali. Impatto che dovrà  quindi essere chiaramente definito nel progetto. Su questo punto la Commissione è consapevole delle obiezioni e dei rischi evidenziati dai partecipanti: l’impatto, per quanto descrivibile, non è così prevedibile come sembra esigere la richiesta UE; il rischio è poi quello che i proponenti “promettano la luna”, in un gara all’impatto più bello, e non necessariamente più valido, e quindi, paradossalmente, che non si arrivi al risultato desiderato.

A partire da queste prime riflessioni la Commissione potrà  introdurre aggiornamenti e varianti nelle prossime Call di Horizon, su cui potremo dare nuovi aggiornamenti.

 

http://www.sciencebusiness.net/news/77101/Commission-lays-out-plans-to-manage-low-Horizon-2020-success-rates

 

 

 

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Segnali contraddittori dalla brevettazione

Due recenti ricerche sul tema della brevettazione e il suo impatto sull'innovazione danno risposte diametralmente opposte:
Stanford University e Californi Hastings College sostengono che l'impatto è minimo, si aggira al massimo intorno al 10%. Questo il risultato di 188 interviste a attori di 11 settori i cui brevetti danno  origine a quello che gli autori chiamano "markers of innovation". Tali marcatori sarebbero la formazione di joint venture, nuovi prodotti o nuove funzionalità aggiunte a  quelli esistenti grazie ai brevetti dati in licenza. I nuovi prodotti o servizi che ne risultano variano da 0 a 10%. La ricerca, forse è questa la spiegazione, si riferisce soprattutto ai NPE (non practicing entities), cioè a quegli attori che acquistano licenze da altri allo scopo di lucrare su aziende che hanno necessità di utilizzare quella o licenze assimilabili, usando la propria come blocco.
Comprensibile, invece, che la ricerca commissionata dall'associazione delle imprese biotech, BIO, sostenga la tesi opposta. La ricerca The Economic Contribution of University/Nonprofit Inventions in the United States 1996-2013 dice che nei 18 anni i brevetti di questi soggetti hanno aumentato il PIL USA di 518 Mdi $, creando quasi 4 milioni di nuovi posti di lavoro.
I brevetti nel mondo biotec sono il carburante che fa procedere la ricerca, che nel medicale può richiedere anche 10 anni prima di trasformarsi in un prodotto ammesso. Senza meccanismi di difesa non ci sarebbe mercato.

Qui l'articolo di Global University Venturing

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Concessi incentivi per accesso ai market place

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Regione Lombardia ha approvato le prime domande di Pmi lombarde per l'accesso a piattaforme di open innovation. Si tratta di una iniziativa che intende promuovere l'accesso a siti che facilitano l'incontro tra domanda e offerta di innovazione a soggetti, come le Mpmi che non hanno frequenti opportunità di contatto con l'università e la ricerca.

Sul sito della Regione il decreto e gli esiti della valutazione tecnica, l'elenco delle società ammesse e di quelle le cui domande non sono state accettate. Qui sopra l'elenco di quelle ammesse. (via Open Innovation)

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Le community in Open Innovation

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La piattaforma Open Innovation di Regione Lombardia ha raggiunto i 500 partecipanti. L'inizio del popolamento è stato anche favorito dal lancio di un bando sulle community: la Regione finanzia proposte di discussione gestite dalle Pmi e dai Centri di ricerca sui temi della Smart Specialisation. Il bando doveva chiudersi il 30 giugno, ma la scadenza è stata prorogata al 20 luglio.
Sono comunque già attive alcune sezioni: notizie, discussioni.

Proprio in quest'ultima c'è una segnalazione interessante: il 19 giugno in Cattolica, nel corso di un convegno, sono state presentate iniziative sul fronte della produzione sostenibile, che si trovano qui. Il tema dell'iniziativa è l'individuazione di nuovi modelli di business nell'abito della moda e del design.

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PDP fuori Expo: acqua e agricoltura

Il 25 giugno il Parco Tecnologico Padano ha ospitato i delegati di 16 padiglioni africani e partner del progetto DemoField Agriculture of Tomorrow. 
Invece di animare un proprio spazio il Parco utilizzo Expo per proporre iniziative valorizzare le sue strutture. Di seguito il comunicato dell'evento:

Sistemi disegnati per famiglie, cooperative, villaggi, che sfruttano le pendenze naturali dei terreni, la semplice forza di gravità e l’energia solare per irrigare e fertilizzare i campi possono essere la base su cui costruire lo sviluppo rurale anche in condizioni di risorse scarse.

La diffusione di tecnologie efficienti, economiche e sostenibili passa sempre di più per iniziative che vedono il settore privato agire in collaborazione con le istituzioni pubbliche, gli enti non profit, le grandi agenzie per lo sviluppo e i donatori nazionali e internazionali.
Di questi temi hanno discusso al Parco Tecnologico di Lodi i delegati Expo di 16 Padiglioni africani e i partner privati e di ricerca del progetto lodigianoDemoField Agriculture of Tomorrow. Le delegazioni africane da Expo provengono dai seguenti Paesi:Ghana, Gabon, Repubblica Democratica del Congo, Ruanda, Angola, Eritrea, Tanzania, Senegal, Zimbawe, Camerun, Burundi, Sierra Leone, Uganda, Costa d’Avorio, Togo, Isole Comore.

 “Al centro del progetto sta l’impiego di tecnologie e innovazioni pensate per migliorare le produzioni agro-alimentari nei più diversi contesti agronomici –  ha spiegato Gianluca Carenzo, Direttore del Parco Tecnologico di Lodi - L’EXPO è un’occasione unica per confrontare i diversi sistemi produttivi e creare condizioni e legami per collaborazioni future”.
Durante la visita al campo dimostrativo sono stati approfonditi il funzionamento e le caratteristiche di impianti per l’irrigazione a goccia su piccola scala azionati da sistemi di pompaggio solare. Si è parlato delle potenzialità di questi sistemi per aumentare le rese ottimizzando l’utilizzo di acqua e nutrienti partendo da un’analisi delle caratteristiche di suolo e clima.

“Siamo molto interessati a queste nuove tecnologie per l’agricoltura – ha detto Dgibril Sarr del Ministero del Commercio del Senegal – e stiamo sviluppando un progetto trilaterale con Italia, Israele e Senegal per l’irrigazione moderna di 70 villaggi. Il nostro Paese ha diversi fiumi, ma non le tecnologie per utilizzare l’acqua in agricoltura”.

Progetti simili sono allo studio in altri Paesi, come ha riferito Sugar Chagonda, Delegato Expo dello Zimbabwe: “Il Governo sta lanciando un piano per la meccanizzazione dell’agricoltura e per la redistribuzione della terra ai contadini. Stiamo costruendo dighe e siamo interessati a tutti i sistemi di irrigazione che ci sono stati presentati al Demo Field del Parco Tecnologico. Il 31 agosto faremo un workshop al cluster cereali in Expo dove speriamo di incontrare aziende e esperti italiani”.

“Come pioniere e leader globale nell’irrigazione a goccia, Netafim comprende le sfide che i piccoli coltivatori in Africa affrontano in situazioni di scarsità d’acqua o altre problematiche inerenti all’irrigazione” - ha detto Danny Ariel, Commercial Project Manager Africa di Netafim - Per questo motivo abbiamo sviluppato il Family Drip System™ (FDS™), una soluzione dedicata all’ agricoltura di piccola scala che rappresenta un sistema completo di irrigazione a goccia che, non richiedendo elettricità o altre fonti energetiche, ha di fatto rivoluzionato l’agricoltura per numerosi agricoltori con piccoli appezzamenti. Sfruttando decenni di competenza, esperienza e buone pratiche di Netafim nell’irrigazione, l’FDS massimizza le rese con risorse limitate, consentendo ai piccoli agricoltori di aumentare la produttività e di passare dall’agricoltura di sussistenza a quella commerciale su piccola scala.”

Sono stati  poi affrontati alcuni dei principali colli di bottiglia che frenano lo sviluppo delle produzioni alimentari nell’Africa sub-sahariana. “Se in Europa, Nord America e Oceania la quota maggiore di spreco di cibo avviene all’atto del consumo, nell’Africa Sub-Sahariana il problema riguarda la fase di produzione e post raccolta, ed è qui che è necessario compiere un salto di qualità – continua Carenzo”.

“La piccola dimensione dell’azienda non è un problema in sé – afferma Francesco Scrano di Syngenta Italia – ma i piccoli produttori hanno bisogno di supporto per aumentare produttività, profittabilità e sostenibilità e contribuire alla sicurezza alimentare del pianeta”. In Africa oggi questa situazione riguarda 150 milioni di piccoli produttori, in Asia 600 milioni.

Una delle parole chiave del convegno è stata l’efficienza, intesa come quantità di risorse utilizzate per unità di raccolto. Partendo dalla produttività dei suoli, si è parlato di efficienza energetica, idrica, dell’uso di pesticidi e di fertilizzanti nelle applicazioni agricole. Sono state poi discusse le problematiche principali delle filiere alimentari, partendo dal ruolo degli intermediari che acquistano a volte fino al 90% delle produzioni dei contadini e trattengono per loro la gran parte del valore economico. L’innovare, e l’accesso all’innovazione in agricoltura, faranno la differenza, in particolare in Africa, tra sviluppo e mera sussistenza.

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