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Notizie dal mondo della ricerca e innovazione

22 ottobre 2015 - Workshop: Tecnologie e soluzioni di nuova generazione per la gestione dei magazzini in tempo reale. Focus su droni e robot mobili

Giovedì 22 ottobre, dalle 16.00 alle 18.30, alla LIUC - Università Cattaneo (P.zza Soldini 5, Castellanza – VA, aula C116) si terrà il workshop “Smartupping your business”, ultimo appuntamento del ciclo di incontri di approfondimento dedicati alla  fabbrica intelligente organizzato da Lab#ID e SmartUp - Laboratorio Fabbricazione Digitale, i laboratori con competenze per il trasferimento tecnologico della LIUC attivi nell’ambito della Scuola di Ingegneria Industriale.

Oggetto del workshop sono le tecnologie e soluzioni di nuova generazione per la gestione dei magazzini in tempo reale, in particolare i droni, grazie alle possibilità di personalizzazione  con strumentazione di diverso tipo (come sistemi RFId e sensori di vario genere)  che ne hanno aperto l’utilizzo nel contesto logistico-produttivo, e i robot mobili di ultima generazione (cooperativi e adattativi), ora impiegati anche a supporto della logistica interna e dell’approvvigionamento delle linee produttive.

I workshop "Smartupping your business" sono un'opportunità di aggiornamento, in particolare per le imprese, su temi di innovazione presentati attraverso testimonianze significative di aziende utenti finali e di attori del mondo dell'innovazione tecnologica.

I workshop sono gratuiti, previa registrazione a questo link  iscriviti o da  http://labid.liuc.it e http://smartup.liuc.it
Per informazioni: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.  - Tel. 0331.572.226.

Agenda

 

16.00 - 16.10   Registrazione

16.10 - 16.15   Benvenuto
                           Michele Graglia
, Presidente  LIUC - Università Cattaneo

16.15 - 16.25   L’Università innova, l’impresa compete
                          
Luca  Cremona,  Capo progetto e Ricercatore SmartUp - LFD e Lab#ID

16.25 - 16.50    Tra logistica e produzione:  nuove soluzioni a vecchi problemi
                  
Maurizio Da Bove, Resp.le Scientifico Scuola Nazionale Trasporti e Logistica

16.50 - 17.30   I droni entrano in magazzino
                  Lorenzo Alaimo, ‎Chief technology officer  Sipatec

17.30 - 18.20   Robot mobili.  La nuova frontiera nella movimentazione intelligente
                  Marco Mina, Sales Manager  Adept Technology
                          Demo con robot mobile

18.20 - 18.30   Q&A

 

 

 

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OCSE: computer a scuola

Il 96% degli studenti 15enni possiede un computer a casa, ma solo il 72% usa a scuola un Pc o un tablet. In Corea sono il 42% e a Shangai il 38% gli studenti che usano a scuola uno strumento elettronico (OCSE, 2012). Queste due popolazioni di studenti non sono prese a caso, sono quelle che registrano i risultati migliori nei test PISA in matematica e lettura digitale; il dato suggerisce perciò che l'impatto del computer sulla formazione non è decisivo. Peraltro, i Paesi dove l'uso del computer a scuola è più intenso, la media delle performance nella lettura è peggiorata tra il 2000 e il 2012. 
PISA (Programme for International Student Assessment) è l'iniziativa OCSE che verifica le performance nell'apprendimento nell'area di competenza. I dati sono riportati da un lungo report che l'OCSE ha dedicato all'impatto del Pc nell'apprendimento (puoi leggerlo qui).

I dati riportati segnalano un dato di fondo, intuitivo: il possesso e uso di un computer non è di per sé garanzia di miglior performance nell'apprendimento. Soprattutto nella fase formativa (corrispondente alla scuola dell'obbligo), sono la qualità della docenza indirizzata a fornire strumenti di analisi e la costruzione di un apparato critico a essere fondamentali. 
Questo spiega anche perché, attenuato il digital divide primario, cioè l'accesso ai computer, le differenze tra le performance digitali ricalcano quelle sull'apprendimento più generale, e vengo spiegate dall'appartenenza o meno a gruppi economici svantaggiati. Quindi la priorità dei governi va innanzitutto al miglioramento dell'equità nell'accesso all'istruzione.

Detto questo, sull'apprendimento digitale influiscono fortemente due fattori: la competenza informatica dei docenti, la capacità di utilizzare strumenti e nuovi linguaggi. La ricerca rivela che l'utilizzo dei computer da parte dei docenti è più intenso se l'insegnamento è indirizzato alla soluzione di problemi reali e quotidiani (come può essere per la matematica, la biologia, la meccanica) e se i docenti incoraggiano forme di apprendimento collaborativo (gruppi), personalizzato, dedicato allo sviluppo di un progetto.
Ovviamente poi, detto questo, è la qualità delle connessioni e degli strumenti, che può incidere sui risultati

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Brain circulation e ricerca

Come è noto, questo blog è sensibile al tema del brain drain, o meglio della brain circulation. Se è un danno vedere fior di ricercatori lasciare il Paese per andare a lavorare all'estero, con loro se ne vanno gli investimenti ingenti fatti per formarli, è altrettanto grave non essere in grado di acquisirne altrettanti di stranieri. Le misure per ora messe in campo dai governi sono insufficienti, e le critiche di chi la ricerca la fa sottolineano come il problema sia legato alla scarsità di investimenti.
Sul Post di oggi Gianluca Briguglia, docente e ricercatore, enumera le iniziative dei nostri partner europei e propone di imitare quella tedesca che con la Humboldt ha creato una fondazione finanziata dai ministeri dell'università, dello sviluppo economico e degli affari esteri. Un approccio ad ampio spettro, che sottolinea l'aspetto strategico nel puntare, soprattutto oggi, sull'attrazione di talenti e sull'innovazione come motore dello sviluppo.
Su richiesta del tavolo dei rettori, Regione Lombardia sta affrontando il tema ed è allo studio un portale dell'università che abbia come funzione, tra l'altro, l'attrazione di ricercatori (e studenti) stranieri, oltre all'ovvio compito di valorizzare le attività di ricerca degli atenei

 

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Arretratezza digitale

Dall'altra parte dell'Atlantico rimbalza una notizia che fa riflettere sulla nostra velocità di cambiamento.

Il sindaco di New York, Bill de Blasio, annuncia che la città finanzierà corsi di computer science per le scuole di ogni ordine e grado entro 10 anni. L'insegnamento della materia non sarà obbligatorio, ma opzionale.
Da subito il tema è la formazione degli insegnanti della materia, in larga parte assenti. 
L'iniziativa di New York rincorre Chicago e San Francisco, che hanno già programmi, finanziati anche da aziende hi-tech in risposta alle critiche che ricevono perché occupano prevalentemente maschi.
Come si vede i temi sono diversi: pari opportunità, adeguamento dei programmi, formazione dei docenti.
Su tutto la necessità di adeguare scuola e società ai nuovi linguaggi digitali.
Da noi il tema è stato declinato negli anni prima come formazione ad usare software di produttività, poi ad attrezzare con ferro qualche aula dedicata, per poi passare alle lavagne e agli iPad.
Da questi processi sono spesso stati lontani i docenti.

Tutto questo riflette una arretratezza generale del Paese, segnato dall'ageing divide, un Paese di anziani.
Questa è la vera digital tax che paghiamo ogni giorno, scrive Mantellini nel suo blog, e ne sono artefici politici, giornalisti, imprese. E' il caso di prenderne rapidamente coscienza, e cambiare.

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L'Economist a proposito di brevetti

In Open Innovation, la piattaforma di Regione Lombardia, Paolo Foà inaugura la community su Brevettazione, trasferimento tecnologico e monetizzazione brevetti riportando una domanda rimbalzata da un articolo dell'Economist di Agosto: Brevettazione sì o no? Scaricalo qui: .economist-time-to-fix-patents.pdf

Il tempio del capitalismo anglosassone esprime tutte le perplessità che dal secolo scorso in poi si sono diffuse sul tema. Oggi sono in molti, su queste pagina è stato citato il libro di Boldrin-Levine, a chiedersi se i brevetti favoriscono o frenano l'innovazione.

Mentre ci sono molti dati sul fatto che in molti casi sono un freno, ne mancano altrettanti a favore.

La brevettazione difende un trovato e il diritto dell'inventore a una remunerazione. Da questo punto di vista, il nostro Paese è in ritardo, ed è corretta la spinta alle imprese a tutelare le loro innovazioni.

Se guardiamo però ai Paesi più avanzati, le questioni controverse si affacciano con forza. Non v'è dubbio che negli Usa si utilizzi in molti casi la brevettazione come strumento per frenare/alterare la competizione. Mi riferisco in particolare all'hi-tech e in specifico al software (casi Apple, Google, Motorola, Samsung, e via elencando). Lì la pratica di aziende che comprano brevetti da altri per poi sfruttare il diritto di veto-difesa è molto diffusa e deprecata. 

Ancora, per converso, se si analizza il settore della ricerca biotech, in particolare nel settore medicale, dove tra l'idea e la sua traduzione in prodotto comporta un percorso di 8-10 anni, e investimenti miliardari, il brevetto è fondamentale per il rientro dell'investimento.

 

Quanto sopra per dire che brevetto si/brevetto no va articolato, imho, a seconda dei settori, della loro struttura. E che occorre poi discuetre sulla durata del tempo di tutela: vent’anni sono davvero troppi.

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