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Pubblicato il 20/11/2008, 11:12
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Inviato da Antonio Santangelo
Bella la storia di copertina di nòva di questa settimana: Segreti di domino pubblico. Il tema è il rapporto tra innovazione e copyright. L'intervento di Enzo Rullani è, come al solito, illuminante.
Le leggi sul copyright, spinte dalla mayor, hanno il difetto di rapportarsi alle opere in digitale mutuando il modello dei beni fisici. Ma l'opera digitale, e il suo contenuto di conoscenza, ha un costo di riproduzione nullo, contrariamente ai beni materiali, che sono tendenzialmente scarsi.
Altro apetto contraddittorio: la conoscenza prende forma all'interno di un circuito di condivisione, partiamo dal sapere di altri cui aggiungiamo apporti personali. Difficile segmentare, assegando a ciascuno il "suo"; qualsiasi soluzione rischia di essere limitante, la cosa più importante è che "essa mantenga aperto il canale di accesso al sapere sociale che è la premessa da cui parte la produzione di qualunque nuova conoscenza.
Il rischio che corriamo oggi è di ingessare la libera circolazione, con un eccesso di brevettazione, e di bloccare l'innovazione.
"La rete ha cambiato il nostro modo di produrre, abilitando l'intelligenza diffusa", afferma Rullani. Il problema non è portare sul mercato i singoli contributi, ingessandoli in norme rigide di proprietà, ma di sviluppare motivazioni adeguate per ciascun attore della filiera condivisa, e fare in modo che il suo apporto venga riconosciuto.
Il movimento dei Creative Commons è una risposta possibile, e il fenomeno dell'open innovation, della rottura cioè delle barriere e degli steccati attorno a un'idea progettuale, cercando sul mercato occasioni di condivisione con partner, clienti e a volte persino con concorrenti, è lì a dimostrare la necessità di approcci nuovi.
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