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Pubblicato il 02/04/2012, 12:45
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Inviato da Antonio Santangelo

Una componente importante del mercato del lavoro è l'informazione sulle risorse disponibili, quelle umane in primo luogo. Una ricerca di Bachelor (ricerca e selezione di neolaureati) attesta che solo il 35% degli atenei pubblicizza sul proprio sito i CV dei laureandi e laureati. Lo scrive Fabio Savelli sul Corriere.it. Il Collegio del Lavoro impone la pubblicizzazione di tutti i CV, attuando una disposizione della Legge Biagi e della relativa borsa lavoro. Ciononostante i 2/3 degli atenei non ottempera a questa disposizione. 

Non è che uno degli aspetti di lontananza di molte università italiane dal mondo delle imprese, e di sottovalutazione di servizi a contorno dell'insegnamento, che pure sono fondamentali per accompagnare i giovani nella ricerca di occupazione. Nella valutazione della qualità delle università a livello internazionale viene esaminata la percentuale di laureati che trovano occupazione nell'anno di laurea e il tempo  di collocazione presso un impiego.

L'opacità che permane tra sistema universitario e sistema delle imprese è uno dei fattori che più incidono sulla competitività del Paese

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Pubblicato il 27/01/2012, 09:18
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Inviato da Antonio Santangelo

rostanForse è un bene che la ricerca promossa dal CIRSIS (Centro Interdipartimentale di Studi e Ricerche sui sistemi di Istruzione Superiore) di Pavia, venga pubblicata in un momento di relativa quiete, lontano dalle polemiche che hanno caratterizzato il dibattito attorno alla riforma Gelmini. Il suo interesse sta nella consultazione diretta degli operatori del settore, e nel tastarne per così dire il polso sulla loro percezione del proprio ruolo.
La ricerca è parte di una più ampia survey internazionale, The Changing Academic Profession, svolta nel 2007-2008, per indagare i mutamenti che a livello globale ha subito la condizione di chi lavora nelle università, sia come ricercatore che come docente. I dati sono perciò precedenti le vicende della gestione del ministro Gelmini, ma sono anche gli unici e più recenti, e i recenti avvenimenti non paiono averne modificato il senso.

Il lavoro dà conto delle percezioni e valutazioni dei diretti interessati, raccolte attraverso 1700 interviste a professori e ricercatori, e i risultati si possono confrontare con quelli dei loro colleghi stranieri. Dalla ricerca emergono perciò problemi comuni e simili, ma anche diversi livelli di soddisfazione e strutturali.

LED Edizioni l'ha pubblicata con il titolo "La professione accademica in Italia", ed è consultabile a questo indirizzo

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Pubblicato il 13/04/2010, 17:10
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Inviato da Antonio Santangelo
Una iniziativa interessante quella di Roma 3. Innovation Lab è una nuova iniziativa che permette a studenti universitari di incontrarsi in team multi-facoltà allo scopo di mettere a fuoco le proprie idee innovative di business, per poi presentarle a investitori professionisti (venture capital e business angels). Il 22 aprile si terrà la fine di un percorso articolato in diversi seminari, ci sarà la premiazione con una borsa di studio per il miglior progetto. La borsa consentirà di partecipare al Silicon Valley Study Tour 2010. Saranno presenti business angel e venture capital; tra gli altri BAIA, che è partner dell'iniziativa
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Pubblicato il 06/04/2010, 18:15
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Inviato da Antonio Santangelo

Prin_Medicina

Malgrado il ministro Gelmini abbia deciso di imprimere alla sua gestione una svolta rigorosa e meritocratica, il lavoro delle commissioni del ministero non pare seguire le indicazioni del ministro. Sono stati resi pubblici i finanziamenti legati ai fondi Prin (Programmi di ricerca di Interesse nazionale), per la ricerca in medicina  la Statale di Milano, che il Censis valuta essere l'eccellenza in Italia, si colloca al 6° posto nei finanziamenti.

"Leggendo i dati, appare incredibile che i soldi sembrino essere distribuiti con un criterio preciso e meritocratico, ma inversamente proporzionale: tanto più a chi meno fa. Le facoltà mediche del Centro-sud sono quasi sempre privilegiate: nei primi cinque posti per i finanziamenti dei così detti fondi Prin (fondi destinati alle università per il finanziamento dei Programmi di ricerca di interesse nazionale, gestiti dal ministero della Pubblica istruzione) si collocano infatti le facoltà di Roma la Sapienza, Napoli Federico II, Roma Tor Vergata, Siena e Firenze, i cui risultati nella classifica Censis di attività scientifica non sono altrettanto lusinghieri". (Corriere della sera - MIlano 6.04.2010)
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Pubblicato il 18/01/2010, 15:46
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Inviato da Antonio Santangelo
Negli ultimi anni gli atenei di tutto il mondo si sono dotati di una ampia gamma di tecnologie a supporto della didattica. Horizon Report è un osservatorio sull'evoluzione di questo fenomeno; è arrivato alla settima edizione, che verrà presentata domani 19 gennaio a Austin, Texas, i cui contenuti sono però già disponibili online.
L'osservatorio identifica e descrive le tecnologie (o le aree tecnologiche) che con maggiore probabilità avranno un notevole impatto sulle attività di insegnamento e di ricerca nelle istituzioni accademiche di tutto il mondo. Il report annuale viene realizzato attraverso un'estesa rassegna della stampa e della letteratura di ricerca, supportata da numerose interviste a docenti, dirigenti di atenei e di aziende.
Il gruppo di lavoro vede coinvolti rappresentanti di 10 paesi dai cinque continenti: USA, Gran Bretagna, Cina, Spagna, Germania, Nigeria, Brasile, Australia, Canada, Giappone.
Da alcuni anni il progetto ha rilasciato anche osservatori specifici: nel 2009 è stato pubblicato un Horizon Report on Economic Development, con un focus sulle tendenze di adozione delle tecnologie nell'area business.
Horizon Report Project: http://www.nmc.org/horizon
Horizon Report 2010: http://www.nmc.org/pdf/2010-Horizon_Report.pdf
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Pubblicato il 07/01/2010, 17:13
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Inviato da Antonio Santangelo
Il sole24ore lancia una nuova rubrica, Start-up Italia, che intende raccontare "il nuovo mondo che esce dalla crisi. Nel dossier, il profilo dell'Università di Trento, il decalogo per uscire dalla crisi,e una valutazione su ciò che rende speciale la ricerca scientifica.
Quest'ultimo aspetto è interessante, in particolare. Tre sono i requisiti, secondo il quotidiano:
- la qualità e l'ampiezza del network, meglio se internazionale, di partnership con altri atenei. A cascata, la quota di docenti stranieri, le joint venture avviate con Paesi emergenti. In genere, aiuta la coprogettazione di percorsi formativi, o l'allineamento degli stessi, in modo da rendere semplice il passaggio da un Paese all'altro. Ci pare opportuno aggiungere che è importante, in questo contesto, attrezzare corsi in lingua inglese, prerequisito fondamentale per facilitare l'eccesso agli stranieri
- la capacità di accedere a fondi comunitari, primi tra tutti quelli del VII PQ. Anche qui una notazione: le nostre università hanno livelli di partecipazione e di successo molto più alti rispetto a quelli delle imprese di casa nostra. Ciò dipende sempre di più dalla bontà della compagine, quindi dal network. Un rapporto università/impresa sarebbe quindi proficuo per elevare la comprensione e l'accesso delle seconde ai fondi UE.
- il rapporto con le imprese è il focus del terzo requisito: la capacità di trasformare la ricerca in valore da trasferire alle imprese: dai brevetti, alle start-up, alla coprogettazione di innovazioni di prodotto o di processo.
Nei workshop preparatori delle giornate della ricerca questo aspetto è emerso in generale come fattore critico, in particolar modo nel workshop su nuovi materiali e produzioni avanzate.
Pure, la realtà è molto variegata e vi sono notevoli esempi positivi. Per terminare riporto qui il grafico del sole24ore sui paper prodotti dal nostro sistema scientifico. Come si vede siamo al 4° posto in Europa, dopo UK, Germania e Francia. E' un fatto indubbiamente positivo, il nostro problema è fare in modo che questa ricerca non sia autoreferenziale, ma si interallacci con le esigenze concrete del sistema produttivo.

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Pubblicato il 09/10/2009, 18:33
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Inviato da Antonio Santangelo
Un articolo sul Corriere sottolinea che la competenza dei nostri ricercatori non va sempre di pari passo con il prestigio dei nostri atenei o centri di ricerca:

PISA — Evidentemente, non è solo questione di soldi. Perché i giovani ricercatori che si sono appena portati a casa i finanziamenti dello Starting Grant 2009, l’ambitissimo bando dello European Research Council, hanno solo l’imbarazzo di come spendere quel milione e 200mila euro (in media) di borsa. Su un punto, però, sembrano concordare: mai in Italia, o quasi. Anche quando è il Paese in cui hanno studiato e spesso vissuto finora. Qualche dato, tra quelli che saranno presentati oggi a Pisa, in una giornata di studi alla Scuola Normale: su 2.503 domande, per un budget disponibile di 325 milioni (i grant vanno dai 500 mila ai 2 milioni di euro; oggi, in Italia, l’ordine di grandezza dei finanziamenti «tradizionali» più corposi si aggira sui 100mila euro all’anno), quelle provenienti da ricercatori italiani erano 513, e in 434 casi era italiano l’istituto di ricerca candidato ad «ospitare » il progetto. I vincitori (età media, 36 anni) sono stati 237: tra questi, 32 studiosi italiani — ma solo 16 istituti di ricerca del nostro Paese. L’Italia è dunque la prima nazione per numero di premiati, a pari merito con la Germania. Peccato che 18 di loro abbiano già la valigia pronta: le loro ricerche non si svolgeranno in laboratori del nostro Paese, bensì di Regno Unito (8), Francia (4), Spagna (3), Germania (2) e Svizzera (1).

Osservo che non è solo un problema di prestigio elle istituzioni, ma anche di attrattività del sistema Paese. E questo preoccupa

L'Università degli studi di Milano ripropone anche per quest'anno il "Corso di Perfezionamento in Brevettistica".
Uno degli obiettivi prioritari del corso è la diffusione della cultura brevettuale per la formazione, nei luoghi di lavoro, di persone in grado di interagire nel modo più proficuo con tutte le figure professionali che si occupano di brevetti e di protezione della proprietà intellettuale.

L'organizzazione didattica e l'impegno orario, collocato il venerdì pomeriggio, sono stati progettati tenendo in considerazione le esigenze lavorative dei corsisti.
Scadenze per l'iscrizione: 15 ottobre 2009.
Per info: www.brevettistica.unimi.it 

 

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Pubblicato il 29/04/2009, 15:27
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Inviato da Antonio Santangelo
Terremoto_Abruzzo_LAquila_-_FotoAlfonso Fuggetta, AD del Cefriel, segnala una richiesta di Paola Inverardi, una sua collega dell'Università dell'Aquila: una richiesta di aiuto, non in termini di denaro, materiali, ma di idee che possano aiutare la città (e l'università) a rinnovarsi.
“We have not words enough to thank all of you for the deep sympathy and support we have received during these days. As researchers of University of L’Aquila, we now face a period of re-construction that will be long, energy-consuming and extremely challenging.
We now, therefore, want to ask you to help us. We need all your creativity, competence, technical skills, support, attention and continuity.
The earthquake that struck L’Aquila on April 6th has destroyed not only the lives of many and the houses of most, but the cultural, scientific, social and productive life of the city as well. L’Aquila was famous for its historical buildings and churches and the mountains around it, for its fine arts and its university. In the process of rebuilding the L’Aquila of our future and its university, we send out this call for ideas, proposals and projects.
The vision we have in mind is that of realizing a city to be starting from the city it was. We invite researchers and scholars to consider L’Aquila, a medieval town in a modern country/world, as an open laboratory, an ideal theatre of application and a ‘demonstrator’, where new technologies and historical studies could be developed side by side; where forms of cultural renovation and social analysis can be integrated with technical innovations ranging from architectural solutions to transport planning, from environmental intelligence to energy efficiency.
Appended to these few lines of introduction you will find a non exhaustive brief list of more specific themes in various fields that could be of interest to anyone interested in this overall project.”

Mi pare un'idea straordinaria, nella società della conoscenza le idee (praticabili) valgono più del denaro). E si può anche firmare una petizione. Per saperne di più qui