Forse è un bene che la ricerca promossa dal CIRSIS (Centro Interdipartimentale di Studi e Ricerche sui sistemi di Istruzione Superiore) di Pavia, venga pubblicata in un momento di relativa quiete, lontano dalle polemiche che hanno caratterizzato il dibattito attorno alla riforma Gelmini. Il suo interesse sta nella consultazione diretta degli operatori del settore, e nel tastarne per così dire il polso sulla loro percezione del proprio ruolo.
La ricerca è parte di una più ampia survey internazionale, The Changing Academic Profession, svolta nel 2007-2008, per indagare i mutamenti che a livello globale ha subito la condizione di chi lavora nelle università, sia come ricercatore che come docente. I dati sono perciò precedenti le vicende della gestione del ministro Gelmini, ma sono anche gli unici e più recenti, e i recenti avvenimenti non paiono averne modificato il senso.
Il lavoro dà conto delle percezioni e valutazioni dei diretti interessati, raccolte attraverso 1700 interviste a professori e ricercatori, e i risultati si possono confrontare con quelli dei loro colleghi stranieri. Dalla ricerca emergono perciò problemi comuni e simili, ma anche diversi livelli di soddisfazione e strutturali.
LED Edizioni l'ha pubblicata con il titolo "La professione accademica in Italia", ed è consultabile a questo indirizzo.





