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Pubblicato il 27/11/2012, 11:11
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Inviato da Antonio Santangelo

studenti coreani

 

 

Cristina Taglietti sul Corriere della Sera di oggi preannuncia alcuni risultati di uno studio che Pearson, agenzia internazionale della formazione, ha commissionato alla Intelligence Unit dell'Economist. Lo studio sarà visibile sul sito http://thelearningcurve.pearson.com e indaga le correlazioni che esistono tra qualità del sistema educativo - meglio, competenze acquisite dagli studenti grazie al - e competitività del Paese nel lungo periodo. E' stato condotto su 50 Paesi, utilizzando ben 60 diversi indicatori: Pil, spesa pubblica e quota per l'istruzione, livelli salariali degli insegnanti, ore lavorate, tasso di alfabetizzazione, tasso di disoccupazione, evia elencando e misurando.

E' evidente quanto sia cruciale l'approccio, mentre la leadership delle economie occidentali risulta minacciata dai Brics, e i giovani dei nostri Paesi trovano sempre più faticoso l'ingresso nel mondo del lavoro. Destinatari dello studio, nelle intenzioni del committente, politici, ricercatori universitari, dirigenti scolatici. L'obiettivo dello studio è quello di individuare un Indice Globale di Capacità Conoscitive e Livello di Istruzione. 

 

 

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Pubblicato il 08/02/2012, 11:40
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Inviato da Antonio Santangelo

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In politica, e anche per aunto riguarda l'innovazione. E' stato pubblicato ieri l'Innovation Union Scoreboard, la classifica europea dei Paesi per quanto riguarda l'innovazione. leader sono Svezia, danimarca, Germania e Finlandia (con quest'ultima in forte crescita, e Svezia e Danimarca in rallentamento). L'Italia è sotto la media europea, tra i moderati. Non male gli Intellectual asset, basi invece gli investimenti privati, l'imprenditorialità e le reti di relazioni, gli investimenti non in R&D. In forte crescita i dottorati e gli studenti stranieri, osserva eGov Monitor.

Key4Biz sottolinea anche che "Il livello relativamente basso degli investimenti del settore privato in R&S e innovazione è in gran parte dovuto al fatto che l'economia italiana è caratterizzata anche da un gran numero di PMI e microimprese (in particolare nei settori tradizionali), nonché alle grandi differenze regionali”, spiega ancora il report, che sottolinea come la competitività del paese potrebbe guadagnare se venisse potenziato il sistema dell’istruzione e se il settore pubblico desse una “migliore risposta al bisogno di competenze per l'economia”.

Il report afferma che l'Europa gode ancora di un certo vantaggio rispetto ai Brics, ma non ha colmato il divario con Usa, Giappone e Corea del Sud, distanti soprattutto nel settore degli investimenti privati.
Il report integrale è caricabile qui (.pdf)

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Pubblicato il 20/09/2011, 13:14
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Inviato da Antonio Santangelo

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Si sa, le classifiche sono determinate dai parametri che si scelgono. Spesso diciamo che la posizione dell'Italia e' determinata dalla struttura dimensionale delle aziende, le Pmi danno difficilmente i loro dati. Questa del Global innovation Forum, realizzata da Insead, analizza 7 parametri: prodotti innovativi, infrastrutture, istituzioni, capitale umano e ricerca, produttività scientifica, accesso al credito e mercato degli investimenti.
L'Italia risulta 35^.

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Pubblicato il 15/09/2010, 16:59
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Inviato da Antonio Santangelo

Su lavoce.info, Mauro degli Esposti, biochimico, che insegna Molecular Toxicology  all'Università di Manchester, descrive metodo e classifica relativa ai nostri migliori cervelli nel mondo della ricerca. L'iniziativa è di Via-academy, associazione creata dalo stesso degli Esposti e da alcuni colleghi che lavorano a Manchester.

Per stilare la classifica, che contraddice alcune altre classifiche dei migliori scienziati italiani, con l'aiuto di Luca Boscolo - esperto informatico - si è servito dell'h-index, parametro usato a livello internazionale per valutare scienziati e ricercatori in base alle pubblicazioni e citazioni (corretto in modo da non favorire i più anziani. Per calcolare l'indice h i due autori hanno utilizzato Google Scholar; quanto al valore dell'indice, tutti i premi Nobel hanno un indice superiore a 30.

Su questa base, si evince che circa l'1% degli scienziati italiani ha un indice h superiore a 30. Sui 400 nomi analizzati 268 lavorano in Italia (circa il 60%), ma tra i primi 30 solo 11 lavorano in Italia, circa 3 su 10, e hanno tutti più di 55 anni. Tra gli espatriati l'età è di almeno un lustro più bassa.

Più preoccupante il dato sulla provenienza: il primo scienziato che lavora al Sud è al 27° posto, il primo docente di una università del meridione arriva dopo il 100°. La classifica di Via-academy contraddice quella stilata con metodo Isi che elenca i migliori 90 cervelli italiani.

Per approfondire, vedere l'articolo e i commenti su la Stampa

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Pubblicato il 10/03/2009, 12:38
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Inviato da Antonio Santangelo

innovatoriIn un post sul blog di Mc Kinsey, gli autori Atkinson ed Ezell riflettono sui fattori chiave dell'innovazione e sulla loro concetrazione geografica. I fattori propusivi sono una politica di sgravi fiscali generosa, forti investimnenti sia da parte del Pubblico che delle aziende, riconoscimento e tutela della proprietà intellettuale, risorse umane ad alta qualifica professionale, apertura al commercio intenazionale e ai flussi migratori di talenti, propensione all'innovazione al rischi da parte del sistema: università, aziende, governo.

Gli Usa emergono come leader globale dell'innovazione, soprattutto grazie al propio mercato e alla capacità di trasformare l'innovazione in aziende a rapida crescita e alto potenziale; meno brillanti, rispetto ai concorrenti, le politiche diu incentivi, soprattuto sul versante fiscale (17° posizione al mondo) e sulle restrizioni all'immigrazione. Non poco ha pesato anche il freno agli investimenti federali dell'amminsitrazione Bush, che Obama sta per rovesciare.

L'Europa ne esce abbastanza bene, con Paesi emergenti, Irlanda, Danimarca e Finlandia, e altri "innovatori conservativi" come UK, Francia e Italia (bontà loro). All'Europa gli autori addebitatno la carenza di "distruzione creatrice" schumpeteriana, scarso coraggio diremmo, e eccessiva cautela, se non "Luddismo di ritorno" sugli OGM.

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Pubblicato il 03/03/2009, 16:52
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Inviato da Antonio Santangelo



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La Cina è il secondo Paese al mondo per il consumo di energia, passa al terzo se si considera l'Europa come aggregato








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Ma è più indietro come consumo pro-capite, grazie ai 1.300 Mni di abitanti




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Il suo consumo energetico non è particolarmente "clean". Al 70% carbone, è al terzo posto quanto a riserve (114 Mdi t, 100K Mtep)
Fonte (research4energy.it)


 








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Pubblicato il 27/01/2009, 12:23
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Inviato da Antonio Santangelo

E' stato pubblicato lo scoreboard 2008 sull'Innovazione nei 27 Paesi UE. Questo il report sull'Italia:

Italy

For Italy, one of the Moderate innovators, innovation performance is below the EU27 average and the rate of improvement is also below that of the EU27. Relative strengths, compared to the country’s average performance, are in Finance and support and Economic effects and relative weaknesses are in Human resources, Firm investments and Linkages & entrepreneurship.