
La grafica qui sopra descrive bene il percorso degli ultimi 30 anni (non a caso il primo computer è un Macintosh), e la penetrazione dell'ICT nel nostro orizzonte quotidiano, tra le mura domestiche e al lavoro.
All'inizio del recente decennio le tecnologie 2.0 hanno avuto il merito di spostare l'attenzione dalla rete di computer alle persone, sottolineando l'aspetto umano e mettendolo al centro. I social media ci hanno poi spinto a restare sempre connessi, always on, e paradossalmente, la nostra quotidianità sociale ha lentamente invaso quella lavorativa.
Il risultato della nostra attività sulle piattaforme social, scrive David Armano di Edelman, è l'accumularsi di una enorme quantità di dati che costituiscono l'ecosistema digitale. Questa è la premessa per il prossimo stadio, appena all'inizio, il social business.
La necessità di fare rete è ormai una conditio sine qua non per rimanere competitivi in un mercato altamente innovativo quale quello delle biotecnologie. Spesso però ci si trova di fronte a situazioni in cui gli attori non riescono (o non vogliono) fare rete e il networking rimane una bellissima teoria mai tradotta in pratica utile per motivi di business, Proprietà Intellettuale o semplicemente per incompatibilità tra i soggetti coinvolti.
Come fare per superare questi limiti e rendere una rete efficace ed efficente?
http://biotech.about.com/od/networking/tp/ReasonsforNetworking.htm?goback=%2Egmp_4347655%Egde_4347655_member_103406820
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Sono sempre di più le aziende che si affacciano al mondo dei social network (SN), spesso grazie allo stimolo dei propri collaboratori, quando non dei loro leader. Fece molto scalpore, anni fa il fatto che l'allora (2006) AD di Ducati, Claudio Domenicali, aprisse un blog. Oggi sono migliaia i manager che usano i blog per aprire un rapporto diretto con i propri clienti.





