Anche per la ricerca si rileva un maggior dinamismo tra le microimprese: Il 5,8% delle micro imprese ha attivato nel 2009 programmi di R&S, con una spesa media per la ricerca (tra coloro che realizzano R&S) di circa l’11% del proprio fatturato. Il modo in cui la ricerca può essere effettuata (ricerca interna all’azienda, cooperazione con altre imprese, incarico a soggetti terzi, rapporti con Università ed altro) varia in modo significativo. Soprattutto le micro-imprese e le piccole ricorrono prevalentemente ad attività esterne. Nel complesso, fatto 100 il totale di spesa in R&S, le aziende con 1-9 addetti impiegano il 66,1% di tali risorse per realizzare all’esterno tali funzioni. In particolare i canali più utilizzati sembrerebbero essere quelli che prevedono relazioni con i laboratori ed i centri di ricerca esterni (17,3%), con altre imprese (16.5%) e quelli con le Università (15,7% ed in sensibile aumento rispetto al dato 2008). Anche in questo contesto emerge, seppur con entità non elevata, una presenza di relazioni internazionali per le micro imprese. Il 4,4% delle imprese tra 1 e 9 addetti che svolge attività di R&S esterna opta per rapporti collaborativi di ricerca con soggetti esteri di vario genere (università, imprese o centri di ricerca).Oggi su nòva lo speciale è sul design. Apre un articolo di Stefano Micelli, della International University di Venezia, sulle strategie virtuose che le Pmi stanno seguendo per reagire alla crisi. Stefano, su FirstDraft insieme ai suoi colleghi e a Enzo Rullani, tiene vivo un osservatorio puntuale e attento al laboratorio del NordEst, e da lì interpreta le evoluzioni del Made in Italy.
Come e perché reggono le Pmi? La loro competitività, è la tesi di Micelli, dipende dalla capacità di inserirsi in filiere internazionali, sia per la distribuzione che per la produzione; quelle che ce la fanno assicurano un servizio fondato su competenze distintive. Tre le strategie: legata alla creatività, la prima, con la creazione di pezzi unici; la seconda connessa con la capacità di declinare il capo d'opera in linee di serie; infine l'adattività di prodotti a valle del processo produttivo, personalizzandolo per le diverse clientele.
Il Comitato delle Regioni (CdR) - struttura di consultazione della UE che riunisce tutte le Regioni - ha lanciato l'iniziativa pilota Regione imprenditoriale europea (EER): il suo obiettivo è quello di individuare e premiare un certo numero di regioni europee che abbiano dato prova di eccezionale spirito imprenditoriale e di incoraggiare gli enti regionali e locali a impegnarsi più a fondo per promuovere le piccole imprese in Europa.Il concorso EER è aperto a tutte le Regioni europee, indipendentemente dalle loro dimensioni, popolazione o ricchezza. Possono partecipare tutte le Regioni, città o Amministrazioni locali dotate del mandato politico per elaborare e attuare le proprie strategie di potenziamento dell'imprenditorialità a livello regionale e locale. Ogni anno fino a tre regioni dell'Unione europea potranno ricevere il marchio di "Regione imprenditoriale dell'anno", che premierà la qualità, l'efficacia e il successo a lungo termine della loro prospettiva imprenditoriale e della volontà politica di attuarla.
La Commissione Europea pubblicherà a luglio qui i dati della partecipazione delle Pmi ai programmi di cooperazione del 7° PQ. Nel primo biennio le Pmi hanno partecipato più di 6000 volte, che equivale al 12.3 % dei partecipanti, portando a casa 1 miliardo €, cifra in continua crescita. La Commissione vuole raggiungere una partecipazione del 15%, in modo da stanziare 6,2 Mdi € durante la programmazione 2007-2013. Il motivo è che l'alta flessibilità delle Pmi assicura una maggior velocità della ricerca nel raggiungere il mercato.
Pur spalmandosi trasversalmente tra tutti i settori, vi sono alcuni ambiti preferenziali in cui si manifesta la presenza delle Pmi: le Nanotecnologie (l'86% dei progetti vede la partecipazione di Pmi), i Trasporti (84%) e l'Energia (82%). Per la maggior parte sono imprese piccole (69% sino a 49 addetti), le medie (50-250) sono il 31%. Il finanziamento medio è di circa 300mila €, utilizzati per la collaborazione con i partner e la ricerca. Le Pmi sono favorite dalle condizioni di finanziamento, ricevono il 75% dell'investimento (le grandi solo il 50), e il 100% delle spese di gestione del progetto.
Il particolare riguardo è giustificato dal fatto che le Pmi (per la UE sino a 250 addetti e 50 Mni € di fatturato) rappresentano il 99,8% delle imprese europee e generano due terzi del PIL continentale.
Due siti offrono assistenza e informazioni sugli investimenti in ricerca:
Cordis elenca i contact point per partecipare al VII PQ
Techweb fornisce informazioni dettagliate e specialistiche
Due pubblicazioni della DG Ricerca utili per chi fa ricerca e per le Pmi:
Guida pratica alla ricrca di finanziamenti europei per ricerca e innovazione: scaricarbile qui
Catalogo di 30 casi di successo di Pmi europee, comprensivi della descrizione dei meccanismi finanziari e tecnici a supporto utilizzati: scaricabile qui






