La Camera di Commercio di Milano ha lanciato un bando il 15 ottobre "per supportare le start up milanesi nel loro processo di crescita e consolidamento attraverso la promozione di canali alternativi di finanziamento e l’inserimento in azienda di capitale umano qualificato".
Possono partecipare Pmi che siano in possesso di questi requisiti:
- siano società di capitali nate da non più di 48 mesi con sede legale nella provincia di Milano;
- siano detenute direttamente e almeno al 51% da persone fisiche, anche in termini di diritti di voto;
- presentino il capitale sociale detenuto per almeno 2/3 da persone under 40 e l’organo amministrativo composto per almeno 2/3 da persone under 40;
- iscritte nel Registro delle imprese della Camera di Commercio di Milano, attive e in regola con il pagamento del diritto camerale, (quelle iscritte dopo il 15.10.2008);
- Per approfondimenti, qui

Il social network dei professionisti cambia faccia (la tua), assume un aspetto più marcatamente comunicativo (e un po' glamour), rendendo il profilo dell'utente molto più riconoscibile e accurato. Se vuoi utilizzarlo, fanne richiesta e mettiti in coda qui.
Linkedin è da sempre (2004) il social network più orientato al mondo professionale. Basato sulla teoria del "mondo piccolo" di Stanley Milgram, più nota come "sei gradi di separazione", ha raggiunto i 150 Mni di utenti e si è quotato in borsa. Molto meno popolato di facebook (900 Mni e passa), si basa sulla qualità dei partecipanti e la loro focalizzazione sui temi legati al lavoro e alle professioni.
Nel tempo è migrato da una dimensione individuale a una più da community: ha aggiunto gruppi di discussione e pagine aziendali (recentemente anche queste sono state migliorate nella grafica).
Soprattutto nei gruppi si sviluppano discussioni focalizzate e interessanti anche se, di recente, un certo spamming con segnalazioni di prodotti e servizi ne hanno un po' contaminato il contenuto.
Te lo consiglio se ti stai affacciando al mondo del lavoro, e anche se sei un po' più stagionato è il modo più semplice e rapido di costruirsi relazioni a livello internazionale.

La Commissione Europea misura ogni anno i progressi compiuti dalle Pmi nei Paesi membri. Vengono valutati 10 parametri nei 27 Paesi e in Albania, Croazia, Islanda, Israele, Lichtenstein, Norvegia, Montenegro, Serbia e Turchia.
In Italia le Pmi sono il 99,99% delle aziende e pesano per il 68,3% del valore aggiunto e per l'80,3% dell'occupazione del settore privato, al netto della finanza. Il 26% delle azende opera nella produzione high-tech e nei servizi ad alta intensità di conoscenza. Il Paese ha il maggior numero di Pmi in Europa, con 3,6 Mni di microimprese con meno di 10 addetti.
La Commissione riconosce alle Pmi italiane un ruolo di leadership rispetto alle Sme europee nella reazione alla crisi, e ne prevede un ulteriore avanzamento grazie alle riforme introdotte dal governo.
Resta però il fatto che la loro dimensione rischia di essere un freno per lo sviluppo del Paese in una economia globalizzata.

Alfonso Fuggetta e Luca De Biase hanno posto recentemente un problema serio alla riflessione del governo e delle forze sociali: la qualità della struttura economica del nostro sistema di imprese o, per indicarlo con una metafora più ampia, l'ecosistema dell'innovazione.
Alfonso Fuggetta ha scritto un articolo per nòva del sole24ore a commento dell'iniziativa governativa sulle startup, di cui si è parlato anche qui.
La riflessione di Fuggetta, pur considerando l'iniziativa in modo positivo, mette in guardia su due questioni:
- siamo diversi dagli Usa: In Usa le startup o diventano dei colossi in grado di operare autonomamente sul mercato oppure giunte ad un livello significativo del loro sviluppo, sono acquisite da altre aziende interessate al loro know-how, all'Ip generata o allo spazio di mercato coperto. In Italia, abbiamo avuto casi di startup di successo che sono state acquisite da aziende straniere. Ciò rappresenta un fatto positivo per coloro che hanno costruito quelle startup.(…) se l'obiettivo è quello di rafforzare il tessuto imprenditoriale, allora bisogna osservare che l'exit con acquisizione da parte di società estere rischia di spogliare il nostro territorio proprio di quei piccoli tesori preziosi che le nostre intelligenze hanno creato.
- la dimensione delle nostre imprese è troppo esile: Le Pmi sono certamente un elemento vitale e indispensabile del nostro tessuto industriale. Ma se la struttura media delle imprese è troppo piccola, è difficile fare innovazione: in poche parole, si fa fatica ad investire sulla crescita. E uno dei modi più interessanti per crescere è l'acquisizione di startup innovative.

Le"Smart specialisation strategies” sono una iniziativa lanciata dalla Commissione europea. Sono strategie per l’innovazione, da sviluppare a livello regionale, ma valutate e messe a sistema a livello nazionale ed europeo. Hanno l’obiettivo generale di valorizzare le eccellenze e lo fanno valorizzando i settori e le nicchie di mercato in cui i territori dispongono di chiari vantaggi competitivi o di particolari potenzialità di sviluppo imprenditoriale (“enterpreneurial process of discovery”). L'iniziativa ha lo scopo di accelerare l'inclusione nell'Unione attarverso l'innovazione.
Le smart specialization rispondono a tre questioni chiave, con l'obiettivo di ridurre il gap innovativo tra le regioni europee:
- promuovere l’eccellenza europea e mettere a sistema gli sforzi in materia di sostegno all’innovazione;
- evitare la frammentazione e la tendenza alla sovrapposizione di specializzazioni negli stessi campi;
- sviluppare strategie d’innovazione realistiche e attuabili, in particolare nelle regioni meno avanzate.
Le strategie sono sostenute da una piattaforma dedicata (S3Platform) che ha il compito di promuovere la collaborazione tra autorità regionali e nazionali, ricercatori ed esperti dell’Unione europea, in collaborazione con organismi internazionali (Banca Mondiale, Ocde). Compito della piattaforma è valutare e validare le strategie stesse, prima dell’accesso ai finanziamenti. Le regioni che lo desiderano possono utilizzare la piattaforma - ospitata al Joint Research Center, Institute for Prospective Technological Studies (IPTS) di Siviglia -, per la definizione delle proprie strategie.
La Commissione UE ha reso nota ieri una comunicazione sulla politica industriale che fissa per il 2020 l'obiettivo per l'industria al 20% del PIL, oggi vale il 16%. La comunicazione è un segnale di allarme per il calo del 10% della produzione industriale ripeto ai livelli pre-crisi, e alla perdita di 3 milioni di posti di lavoro. Il settore europeo vanta eccellenze in settori quali l'auto, la chimica, la farmaceutica, l'areonautica, l'ingegneria e lo spazio.
L'impatto della crisi, con il conseguente ristagno dell'economia - che ancora perdura -, rende urgente il rilancio delle politiche industriali. Gli investimenti tra il 2008 e il 2011 sono diminuiti di 2,5 punti percentuali del PIL e i costi dell'energia negli ultimi 7 anni sono cresciuti in termini reali del 27%. In questo quadro, il fatto confortante è che la concorrenza nel manifatturiero a livello internazionale si baserà sempre meno sui differenziali salariali, quindi l'Europa tornerà ad essere competitiva; a patto che sappia approfittare dell'innovazione tecnologica e sviluppi il mercato interno.
La Commissione intende sviluppare un approccio basato su 4 pilastri:
- Stimolare l'adozione di nuove tecnologie attraverso congrui investimenti. Individua sei settori prioritari: tecnologie avanza per la produzione pulita; tecnologie chiave abilitanti; prodotti bio-based; edilizia sostenibile e materie prime; veicoli e navi puliti; reti intelligenti. Qui il tema è di sfruttare l'eccellenza della ricerca trasformandola in produzioni vincenti.
- Adottare misure di accompagnamento che migliorino la governance del mercato interno e sviluppino l'internazionalizzazione. Nel primo ambito l'introduzione del brevetto unitario è visto come strumento di agevolazione per le Pmi.
- Sviluppare gli strumenti del partenariato pubblico-privato per incentivare gli investimenti; su tutto prevale l'idea della creazione di un mercato unico dei fondi di capitale di rischio e di fondi per l'imprenditorialità sociale.
- Intervenire sul capitale umano, creando 17,6 Mni di posti di lavoro, raggiungendo l'obiettivo del tasso di occupazione del 75%. Ciò può avvenire adeguando le competenze alla domanda del mercato, tentando anche di anticipare i fabbisogni.
Il collante che dovrà tenere assieme tutte queste azioni è il rafforzamento della governance, attraverso un maggior coordinamento delle politiche dei Paesi membri.
E' il titolo di un lungo interessante articolo del New York Times che parafrasa quello di un libro di antropologia: Il crisantemo e la spada
Il numero delle domande di brevetto presentate ogni anno all'ufficio americano preposto è aumentato del 50% negli ultimi 10 anni; l'anno scorso erano 540.000. Dal 2000 Google ha brevettato 2700 idee, Apple 4100, Microsoft 21000.
Nel suo articolo il New York Times segnala la guerra dei brevetti che si sta scatenando negli Usa, soprattutto in ambito software. E l'esempio più citato è quello di Apple, che pare a partire dal 2006, in concomitanza con l'uscita dell'iPhone e su ispirazione diretta di Steve Jobs, ha cominciato a brevettare "tutto". Ma non è l'unica.
Nel mondo hi-tech Usa si è aperta una sorta di guerra tutti contro tutti. Ora cominciano a nascere le preoccupazioni, cioè si teme che le tensioni sfocino in un rallentamento, se non un blocco, dell'innovazione. Il NYT cita l'esempio della Vlingo, leader nel riconoscimento vocale, che è stata prima aggredìta in tribunale da Nuance - sua concorrente che l'aveva citata in giudizio e poi perso-, per poi essere acquistata dalla medesima Nuance una volta dissanguata da una causa costata 3 Mni $.
Contro il sistema di IP defence, tutela brevettuale creata dal presidente Thomas Jefferson, sta crescendo una insofferenza sempre più decisa. Si è passati dall'appassionata campagna di Richard Stallman difesa del software open source alle argomentazioni accademiche di Michele Bordin e David Levine in "Abolire la proprietà intellettuale". L'idea è stata anche ripresa dalla Federal Reserve Bank di St. Louis, dicendo che i brevetti fanno più male che bene.
Il giudice Richard Posner ha definito il sistema Usa "una gran confusione" e ha proposto la riduzione del periodo attuale di tutela dell'IP nelle tecnologie digitali (20 anni: "dopo 5 anni questi brevetti sono trappole per allocchi".
Vi sono poi proposte più mediate, come quella dell'Università di Berkeley, che propongono una sorta di accordo collettivo in difesa da aggressori litigiosi. Sì, perché anche questo è diventato un mestiere: vi sono aziende che brevettano idee fumose e poi lucrano sulla litigiosità in tribunale. Il sistema di brevettazione Usa è messo in discussione per il suo limitato rigore.
In epoca di open innovation, di collaborazione e crowdsourcing, il sistema di brevettazione e difesa della Proprietà Intellettuale va riconsiderato a fondo.
Ersaf, su incarico della DG Agricoltura di Regione Lombardia, lancia una gara finalizzata allo sviluppo di una App relativa alle Fattorie Didattiche: Fattori@pp.
Le Fattorie sono una realtà articolata, più di 180 in territorio lombardo, e hanno lo scopo di esemplificare a scolari, docenti e famiglie, la complessità delle attività agricole.
E' quindi possibile, visitandole, scoprire problematiche, attività e prodotti dell'ambiente rurale. Soprattutto per i ragazzi che vivono in città le visite scolastiche rappresentano occasioni uniche per venire a contatto con questa realtà
La DG Agricoltura, insieme alla DG Istruzione, formazione e cultura hanno promosso questo contest, rivolto a giovani tra i 18 e i 35 anni. L'idea di sviluppare una App si basa probabilmente sula considerazione che oramai i giovani sono maggiormente raggiungibili se si utilizzano i nuovi linguaggi.
Il contest si svolgerà con una modalità che appartiene al mondo dei new media e delle start up. I concorrenti sono invitati a dare una breve descrizione del prodotto con un elevator pitch, una comunicazione sintetica e suggestiva che catturi l'attenzione del pubblico e dei giurati. L'appuntamento è per il 16 novembre, le proposte vanno segnalate entro il 29 ottobre. Al vincitore andranno 15.000 €, e al secondo e terzo classificati 1.500 € ciascuno.
Sul sito di Ersaf si possono trovare il regolamento del concorso e maggiori dettagli.
A Bologna, dal 29 al 31 ottobre, la Fiera ospita l'evento dedicato alle Smart City in collaborazione con Forum PA.
Nelle sei session di mezza giornata verranno affrontati i temi: smart governante e smart economy, ICT platform in a smart city; smart mobility, smart people and smart living; smart environment and energy; urban planning. Al contorno ci saranno workshop, seminari e una esposizione di progetti.
Qui il programma della manifestazione
L'evento ha una connotazione internazionale. Tra gli invitati:
Inigo della Serna, presidente della rete spagnola delle Città intelligenti; Ger baron, cluster manager ICT di Amsterdam Innovation Motor e Carlo Ratti del SENSEable City Lab del MIT di Boston.
Nel Decreto Crescita varato la scorsa settimana dal governo, un dato molto interessante e utile è la definizione normativa di due concetti di gran moda in questo periodo: start up e incubatori. Soprattutto il primo è stato notevolmente usato - ed abusato - come strumento per dare speranza e occupazione ai giovani.
L'art. 25 definisce i requisiti per considerarsi start up, e poter quindi accedere ai finanziamenti che il governo prevederà. Tra i più importanti il fatto di essersi costituiti come azienda non più di due anni fa, di avere un fatturato inferiore ai 5 milioni, non avere distribuito utili. Come vi ho segnalato, alcuni requisiti sono stati oggetto di critiche, ma resta comunque l'aspetto positivo di aver fissato alcuni paletti.
Stessa osservazione vale per per gli incubatori, così definiti: " società di capitali di diritto italiano, o di Societas Europee, residenti in Italia (…) che possiedano requisiti legati alla disponibilità di risorse materiali e professionali per svolgere tale attività". L'incubatore, perciò, deve dimostrare di disporre di immobili dove accogliere le nuove aziende, attrezzature adeguate, competenze, legami di collaborazione e partnership con Università e centri di ricerca. Tali requisiti verranno prodotti per autocertificazione.
Troppo spesso è capitato che gli incubatori si limitassero a mettere a disposizione i muri e alcuni servizi base (elettricità, telefoni) e amministrativi. In particolare è significativa la richiesta di fare parte di un network di relazioni legato al mondo della ricerca e innovazione.





