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Pubblicato il 23/06/2009, 17:23
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Inviato da Antonio Santangelo

HunterL'Ocse ha lanciato un progetto di studio sulla crisi dei media. Sono intervenuti giornalisti, docenti, operatori del settore. Thomas Crampton racconta in un video il suo passaggio dalla carta stampata (NYT e Herald Tribune) al web 2.0 e alle strategie sul digitale; il passaggio al web 2.0 è avvenuto perché Crampton è stato guidato dalla curiosità, dalla passione, dalle ricchezza delle relazioni che il digitale in rete gli ha messo a disposizione.

Mark Hunter, docente Insead, racconta della crisi di credibilità dei media tradizionali (nella slide sopra), e un futuro che prefigura il passaggio da un giornalismo "obiettivo" a uno più schierato, ma trasparente. La crisi dei giornali è generalizzata, è calo pubblicitario, è calo di lettori, è concorrenza con i new media digitali sulla tempestività delle notizie. Tutto questo sta trasformando l'ecosistema dell'informazione, i lettori si trasgìformano da massa indistinta in stakeholder.
Hunter sostiene che si passa dal raccontare cosa succede al dire cosa c'è da fare. Per il giornalismo Usa è un ritorno alle origini, alle gazzette di fine '700; il giornalismo partisan in una società in cui il pubblico attivo è abituato a intervenire nella definizione dell'agenda politica il processo è positivo. In situazioni in cui la capacità dei cittadini, e dei consumatori, di organizzarsi come gruppi di pressione è inferiore, il processo potrebbe essere rischioso.