L'innovazione non ha patria, né dimensione circoscritta. Stamane abbiamo segnalato l'esperienza colombiana di Innovacion Abierta, e la cosa è subito rimbalzata sul blog dell'iniziativa. A detta di un componente del team, la nostra citazione li ha un po' motivati: "La segunda publicación, si bien es apenas una pequeña mención, nos resulta muy significativa; se trata de una entada al blog del Portal Questio este es un portal que promueve la innovación en la región de Lombardía - Italia ( muy similar a lo que hacemos nosotros en Bogotá - Cundinamarca, y Colombia), donde hacen referencia al crecimiento de nuestra comunidad".
Il tema dell'utilizzo del web per creare e scambiarsi occasioni di business sta crescendo. Ho già avuto modo di parlare in questo spazio dell'esperienza di Officine Italiane, e molti di voi li hanno incontrati al QuestioDay di dicembre.
Ho anche segnalato, tempo fa, la nascita di una iniziativa simile in America Latina: Innovaciòn Abierta, piattaforma colombiana. Nel frattempo hanno rinnovato il loro sito, che ora è una piattaforma molto ricca, e raggiunto i 1748 iscritti.
Anche Officine è cresciuta e continua a farlo, in termini di partecipanti (10.327) e di servizi (ogni settimana, via mail, le occasioni di business in Italia e all'estero).
Entrambe le iniziative segnalano tre elementi di fondo:
- l'esigenza di costruire network di scambio della conoscenza e opportunità di business sui temi dell'innovazione
- la necessità di farlo puntando all'orizzonte internazionale
- la potenzialità esplosiva della Rete nell'accompagnare la crescita di ogni nuovo passo.
Le difficoltà delle imprese italiane possono trovare una soluzione nello studio di queste nuove realtà
Intuit è una softwarehouse americana di grande successo, che ricorre spesso all'open source per la definizione dei suoi prodotti. Braden Kelley di Innovation Excellence intervista Susan Harman, Manager of Open Innovation nella software house americana, in relazione al concetto di open innovation.
Ovviamente Harman è favorevole all'open innovation, e le sue motivazioni sono: velocità delle implementazioni, presenza di skill rari al di fuori dell'azienda, necessità di coinvolgere nel cambiamento partner, clienti e università.
Tra le sei motivazioni che la manager introduce, alcune sono correlate all'innovazione incrementale, altre invece facilitano cambi di paradigma.
Nella prima categoria si possono inserire la maggior velocità per inserire innovazioni, il ricorso ai partner per skill esterni e la riduzione dei costi che ne deriva. Della seconda fanno parte il ricorso a skill esterni che presidiano mercati diversi, che portano a idee disruptive, e l'affrontare nuovi mercati che hanno culture diverse e quindi possono richiedere soluzioni originali.
Il fondatore di Intuit, Scott Cook, proviene da Procter & Gamble, un'azienda che ha fatto e fa del ricorso all'apporto di idee esterne uno degli asset di successo su un mercato duro come quello consumer.
La parte più significativa dell'intervista è quella che riguarda ostacoli e caratteristiche di un'azienda innovativa. Harman sottolinea con forza che il fattore di successo è l'atteggiamento, "mindset", del management: la consapevolezza che non si può fare tutto da soli, la capacità di scegliere al di fuori del perimetro aziendale (idee, uomini, soluzioni), e di adottare un atteggiamento collaborativo all'interno e all'esterno. Questa attitudine può essere incentivata a partire dalla formazione: costituire team misti, di corsi, scuole e competenze diverse aiuterebbe. Così come l'adozione di approcci sperimentali veloci, rischiando anche fallimenti, ma reiterando sforzi finoa raggiungere la soluzione soddisfacente
La discussione riguardo il segno di questo inizio secolo è accanita, e va oltre il vedere il bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno. Il tema è: assistiamo a una fase di grandi, accelerate innovazioni e trasformazioni del modo di produrre e consumere, o piuttosto siamo in una fase di rallentamento, dopo le grandi innovazioni del 20° secolo?
Non è un caso che questa seconda tesi venga sposata da intellettuali Usa, portati a vedere i problemi di casa come generali (peraltro un vecchio vizio delle potenze).
Su Harvard Business Review, Justin Fox cita diversi autori che sostengono la stagnazione: Neal Stephenson, sostiene che Internet blocca lo sviluppo per una generazione, Tyler Cowen, che si lamenta per l'utilizzo insistito dei carburanti fossili e del fatto che si è andati avanti solo nell'ICT, o Robert J. Gordon, che sostiene che le nuove tecnologie aumentano la produttività molto meno di quelle del 20° secolo.
La ricerca è sempre stata un fatto colletivo, uno scambio per individuare direzioni da percorrere in comune e, per alcuni tratti, in solitario. Ma sempre, sempre, ci devono essere momenti di confronto; siamo essi all'interno di un team oppure di fronte a un consesso di pari. Al più tardi al momento dell'annuncio.
La verifica è però, indubitabilmente, definitivamente, un fatto colletivo.
Oggi, con la sviluppo della rete e la costituzione dell'ecosistema dell'informazione, si è sempre più spesso costretti a entrare in relazione con altri, sia che percorrano gli stessi nostri sentieri, sia che si avventurino verso altre direzioni.
E l'accesso a una quantità enorme di informazioni ci costringe a confrontarci, a verificare il nostro e l'altrui pensiero. In moltoi casi, poi, si sviluppano momenti partcipativi aperti, che hanno dato origine al fenomeno dell'open innovation.
Uno di questi momenti è ResearchGate, sito di networking tra ricercatori, ove si può discutere, confrontarsi, creare relazioni
La mia iscrizione al portale ha stimolato l'interesse del CIO di Team Ingegneria, che ha creato il portale. Stannoa Bogotà, in Colombia, e sono inetressati a entrare in contatto con aziende e centri che vogliono fare trasferimento in America Latina e, in particolare, nella Regione Andina.
Ripeto qui le coordinate del portale
Mi è arrivata, via Linkedin, la segnalazione di un portale sull'Open Innovation in spagnolo. Mi sono subito iscritto, e la mia richiesta è in via di approvazione. Peccato che il progettista del sito, in un eccesso di security, impedisca l'accesso a qualsiasi informazione prima dell'approvazione. Cercavo di capire da quale Paese provenisse l'iniziativa, ma qualsiasi accesso tentassi mi dava la medesima risposta: "ola, Santangelo, la tua richiesta è in attesa di approvazione".
Un po' troppo chiusi per essere open innovation
L'open innovation si è sviluppata come processo a partire dall'inizio del decennio in corso per rispondere a due grandi mutamenti: il restringersi drammatico del ciclo di vita del prodotto, la necessità derivante di abbattere i costi di ricerca e sviluppo. Si verifica allora un crescente abbandono della ricerca effettuata esclusivamente in house, e un'apertura all'esterno, a partner, fornitori e clienti, e all'interno - fuori dai laboratori. Il risultato è non solo l'abbattimento dei costi, ma anche una moltiplicazione dei ricavi derivante da licensing o dall'esternalizzazione della ricerca (spin-off).




