Sul Corriere di oggi (14.6), Andrea e Pietro Ichino rivolgono al ministro Profumo l'invito a voler pubblicare le valutazione dell'Anvur sui lavori dei docenti universitari.
Come è noto, ad Anvur è stata affidata per legge la valutazione delle attività accademiche e di ricerca degli atenei. Ne discende che vengano prese in considerazione anche le pubblicazioni dei docenti e ricercatori. L'Anvur non valuta tutte le pubblicazioni di un ricercatore, ma tre si queste scelte dall'interessato nel periodo 2004/2010.
Le valutazioni di Anvur sono pubbliche, e verranno pubblicate in rete. Su questo aspetto sono nate obiezioni riguardo la tutela della privacy del singolo ricercatore.
Mi pare che le obiezioni dei due Ichino siano molto sensate: affermano che i ricercatori, in quanto dipendenti pubblici, debbano svolgere un lavoro trasparente; che questa trasparenza possa poi essere confrontata con il giudizio esterno sul lavoro degli atenei. Anche l'obiezione del prof. Fantoni, che sostiene che Anvur deve valutare i dipartimenti, non i singoli componenti, viene contestata. In particolare i due sostengono che valutare una struttura non significa valutare solo il suo risultato aggregato. Due dipartimenti potrebbero entrambi ottenere un rating di valore medio, ma il primo con un 50% di prodotti eccellenti e i rimanenti pessimi, viceversa, la mediocrità potrebbe prevalere nel secondo dipartimento.
Le imprese, è l'argomentazione degli Ichino, hanno bisogno di sapere chi svolga la ricerca più avanzata.
E' davvero ora che la trasparenza e l'accesso più vasto ai dati della PA venga fornita nel modo più ampio possibile





