
Key4Biz commenta i risultati appena pubblicati dell’Innovation Scoreboard 2013 (.pdf), la classifica UE sui Paesi membri più innovativi dell'Unione, misurati in termini di brevetti, ricerca e Phd.
Dalla ricerca emerge che I paesi più innovativi sono caratterizzati da robusti sistemi di ricerca e innovazione, in cui giocano un ruolo importante le iniziative delle imprese e del settore dell'istruzione superiore. "Le imprese di tutti i leader dell'innovazione hanno buoni risultati in termini di spesa per la ricerca e lo sviluppo (R&S) e di domande di brevetti. Hanno anche in comune un settore dell'istruzione superiore altamente sviluppato e forti legami tra il mondo industriale e quello della scienza".
La ricerca afferma anche che l'Unione ha accentuato le sue iniziative sull'innovazione, ma che il biennio che abbiamo alle spalle ha allargato il divario tra gli Stati membri; i più innovativi hanno migliorato, mentre follower e più arretrati sono rimasti fermi o hanno regredito.
In questo quadro l'Italia, che da tempo è un follower, piazzandosi al 16° posto, lontano dai migliori: Svezia, Germania, Danimarca, Finlandia, Estonia, Lituania, Lettonia. Siamo lontani dai parametri di Lisbona (3% del PIL investito in R&S) con uno stentato 1,2%. Ad ad un basso tasso di investimento del settore pubblico si aggiunge un insoddisfacente e inferiore tasso di investimento delle imprese. Solo la Lombardia ha investimenti privati superiori a quelli pubblici.
La UE si presenta all'appuntamento con i conti in ordine:
- realizzato l'accordo sul brevetto unitario, che entrerà in vigore nel 2014:
- creazione di un "fondo di venture capital europeo";
- accordi per il finanziamento delle PMI innovative da parte degli istituti bancari;
- 4 nuovi partenariati europei per l'innovazione (PEI) per far fronte alle emergenze ambientali e sociali (sostenibilità in agricoltura, materie prime, acqua, città e comunità intelligenti);
- creazione di una classifica multidimensionale dell'educazione superiore
A gennaio 2013 la Commissione Europea vara un nuovo portale che pubblicherà più di 5800 set di dati. E' un passaggio di attuazione della strategia Open Data Strategy for Europe.
Recita il sito:
This portal is about transparency, open government and innovation. The European Commission Data Portal provides access to open public data from the European Commission. It also provides access to data of other Union institutions, bodies, offices and agencies at their request.The published data can be downloaded by everyone interested to facilitate reuse, linking and the creation of innovative services. Moreover, this Data Portal promotes and builds literacy around Europe’s data.
Il team della European Cluster Collaboration Paltform ha prodotto due questionari:
- uno rivolto a enti che gestiscono cluster
- uno rivolto alle aziende (ma anche a CRTT e enti)
Il questionario intende verificare la sensibilità verso (e gli eventuali servizi per) l'internazionalizzazione. I dati serviranni alla piattafomra e alla Commissione per definire iniziative a supporto dei cluster.
Di solito ci si lamenta dei risultati delle survey su posizionamento dei Paesi, sostenendo che la posizione arretrata dell'Italia dipende dalla scarsa conoscenza della nostra realtà. Un modo per aumentarla è proprio quella di fornire il nostro punto di vista.
Partecipiamo numerosi

L'UE vara un piano d'azione per rendere sostenibile il settore automotive e propone azioni in tema di emissioni, finanziamento della ricerca (2014-2020), elettromobilità, sicurezza stradale , nuove conoscenze, regolamentazione intelligente, negoziati commerciali e armonizzazione a livello internazionale.
Con 12 Mni di posti di lavoro, 700 Mdi € di fatturato, 180 stabilimenti, e una bilancia commercial epositiv (90 Mdi €) il settore è vitale per l'Europa. Attraversa una crisi di sovracapacità, e registra il quinto anno successivo di crescita negativa. Si prevede che riprenderà nel 2014/2015 e ci vorranno 4-5 anni per tornare ai livelli pre-crisi. L'importanza del settore è determinato anche dagli investimenti in R&S, 30 Mdi € nel 2010, tutti privati.
La Commissione individua quattro pilastri d'azione per il rilancio:
1) Investire in tecnologie avanzate e finanziare l'innovazione - attraverso l'aumento dei fondi per la ricerca e la promozione dell'innovazione. Si punta sulle a uro "verdi".a ridurre le emissioni di CO2, promuovere carburanti alternativi (elettricità, idrogeno, biocombustibili sostenibili, as naturale e GPL:
2) Mercato interno e regolamentazione più intelligente - cooperare con le parti interessate su accordi verticali e di distribuzione, utilizzare incentivi fiscali e regolamentazione per spingere verso sistemi puliti
3) Mercati globali e armonizzazione delle normative riguardanti i veicoli - mantenere una industria automobilistica competitiva, lavorare per l'armonizzazione di standard internazionali;
4) spingere gli attori del settore a coordinarsi per affrontare la sovracapacità, costituire un consiglio europeo di esperti per lo scambio di esperienze; rilanciare la task force interservizi
L'immagine è stata presa qui

"We therefore call on European leaders to fully recognize the added value of developing and completing the networks and urge them to endorse the European Commission proposal allocating €50 billion of the EU budget to create the Connecting European Facility".
L'appello di alcuni manager europei, indirizzato alla Commssione termina così. E' Siim Kallas, vice presidente della Commisisone a pubbicarlo.
E' in discussione, come sappiamo, il budget 2014-2020, e alcuni Paesi, con in testa l'Inghilterra si oppongono al suo varo, e intendono ridurlo. Chi crede invece che le infrastrutture possano essere il volano per la ripresa economica della UE, ha lanciato questo appello.
Chi vuole può firmarlo qui

La Svezia sta ottenendo grandi successi dalla trasformazione in energia dei rifiuti. L'approccio dello stato scandinavo è così conveniente che ha cominciato a importare i rifiuti dall'estero: inizialmente dalla Norvegia, e ora spera di importarli dal nostro Paese, da Romania, Bulgaria e dai Paesi Baltici. Questa fonte energetica consente agli svedesi di riscaldare 250 mila abitazioni e alimentare un quinto del fabbisogno termico.
Il Paese ha rinunciato alle discariche già dal 2005 (.pdf), considerandolo inquinante, ha ottenuto una diminuzione drastica di emissioni di gas da discarica (.pdf) e ha puntato sugli inceneritori. Ora gli svedesi sperano di poter utilizzare i rifiuti di quei Paesi, come il nostro, ancora legati alle discariche come strategia di smaltimento.
La DG Ambiente dell'Unione Europea ha intanto preparato un documento di indirizzo che dovrebbe costituire la base per la Direttiva Quadro sui Rifiuti che verrà emanata nel 2013 e che costituirà la base per un approccio integrato a livello continentale sul tema dei rifiuti.
Obiettivo dell'iniziativa è separare la crescita economica dal trend di produzione dei rifiuti. Obiettivo immediato è stabilizzare la produzione, e la riduzione drastica entri i prossimi 5-20 anni. Il processo verrà monitorato lungo tutto il periodo di sviluppo dell'iniziativa. Il documento propone una serie di buone pratiche e una guida separata che suggerisce come adottare alcune specifiche misure di prevenzione.
Per valutare l'impatto del fenomeno basta sapere che ogni anno la UE produce circa 3 Mdi di tonnellate di rifiuti, di cui 100 milioni tossici, equivalenti a 6 tonnellate pro-capite.

In queste settimane è cresciuta in Europa e negli Usa una discussione riguardo il modello di business di Internet. A porre il problema è stata ETNO, l'associazione delle Telco europee, in vista della World Conference on International Telecommunications (WCIT) che si terrà a dicembre a Dubai. L'associazione non è riuscita a convincere la UE e nemmeno l'OCSE.
La posizione di ETNO è di modificare le regole internazionali relative a Internet perché il modello non è sostenibile. Le Telco vorrebbero realizzare "un nuovo ecosistema di interconnessione IP che garantisca laQuality of Service end-to-end del servizio e la fornitura di servizi di rete a valore aggiunto ai clienti finali e ai fornitori di contenuti Over-the-Top, quali Google e Facebook".
La modifica coinvolgerebbe tre temi: applicazione a Internet del modello di billing-voce SPNP (Sending Party Networks Pay); differenziazione, nel'ambito di accesso a Internet tra Best effort e Quality based-services; nuove politiche di connessione basate sul "valore" del traffico invece che sui "volumi"
Questo tipo di approccio annullerebbe il modello attualmente usato di libera negoziazione dei contratti di peering tra i vari backbone di rete (oggi sostanzialmente gratuiti).
Gli obiettivi dichiarati sono di rendere più sostenibile il modello facendo contribuire agli investimenti nella rete (larga banda o rete di nuova generazione) aziende fornitrici di servizi (Over the Top) come Google, Amazon, Apple.

L'Unione Europea ha definito un "modello di approccio alle smart city" che individua le seguenti caratteristiche: smart economy, smart mobility, smart environment, smart people, smart living, smart government. Il rischio di questo approccio, sottolineato anche da Granelli nel suo libro*, è di semplificare in modo meccanicistico la lettura della città e dei suoi bisogni.
L'approccio dell'Unione è mutuato da uno studio del Politecnico di Vienna, dell'Università di Lubiana e del Politecnico di Deft finalizzato a radiofrafare e definre un ranking per le città di media grandezza. Probabilmente i politecnici hanno influenzato una visione technology oriented, che è poi quella che sembra prevalere in questo momento nell'Unione.

La Commissione Europea misura ogni anno i progressi compiuti dalle Pmi nei Paesi membri. Vengono valutati 10 parametri nei 27 Paesi e in Albania, Croazia, Islanda, Israele, Lichtenstein, Norvegia, Montenegro, Serbia e Turchia.
In Italia le Pmi sono il 99,99% delle aziende e pesano per il 68,3% del valore aggiunto e per l'80,3% dell'occupazione del settore privato, al netto della finanza. Il 26% delle azende opera nella produzione high-tech e nei servizi ad alta intensità di conoscenza. Il Paese ha il maggior numero di Pmi in Europa, con 3,6 Mni di microimprese con meno di 10 addetti.
La Commissione riconosce alle Pmi italiane un ruolo di leadership rispetto alle Sme europee nella reazione alla crisi, e ne prevede un ulteriore avanzamento grazie alle riforme introdotte dal governo.
Resta però il fatto che la loro dimensione rischia di essere un freno per lo sviluppo del Paese in una economia globalizzata.
La Commissione europea ha presentato il report "Design for growth & Prosperity", che contiene 21 raccomandazioni per le imprese e la Pubblica Amministrazione. Antonio Tajani, vice presidente, ha esposto ad Helsinki, capitale europea del design nel 2012, i contenuti al Design Innovation Summit il 17 settembre scorso. Si può scaricare qui (.pdf)
Il design è uno degli asset intangibili più importanti del Made in Italy, e gioca lo stesso ruolo in Europa. Non si parla solo di gusto estetico e di forme accattivanti o avveniristiche: oggi il design è un elemento che fa parte del processo di ideazione e produzione di oggetti di uso quotidiano. Perde quindi la caratterizzazione di sola creatività per arricchirsi di valori che hanno a che vedere con la scelta di materiali innovativi, l'ingegnerizzazione finalizzata alla produzione di massa.
Nelle sue accezioni più moderne diventa tecnica di management innovativo o strumento per il rivoluzionamento dei servizi e della loro fruizione.





