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Pubblicato il 06/04/2010, 18:15
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Inviato da Antonio Santangelo

Prin_Medicina

Malgrado il ministro Gelmini abbia deciso di imprimere alla sua gestione una svolta rigorosa e meritocratica, il lavoro delle commissioni del ministero non pare seguire le indicazioni del ministro. Sono stati resi pubblici i finanziamenti legati ai fondi Prin (Programmi di ricerca di Interesse nazionale), per la ricerca in medicina  la Statale di Milano, che il Censis valuta essere l'eccellenza in Italia, si colloca al 6° posto nei finanziamenti.

"Leggendo i dati, appare incredibile che i soldi sembrino essere distribuiti con un criterio preciso e meritocratico, ma inversamente proporzionale: tanto più a chi meno fa. Le facoltà mediche del Centro-sud sono quasi sempre privilegiate: nei primi cinque posti per i finanziamenti dei così detti fondi Prin (fondi destinati alle università per il finanziamento dei Programmi di ricerca di interesse nazionale, gestiti dal ministero della Pubblica istruzione) si collocano infatti le facoltà di Roma la Sapienza, Napoli Federico II, Roma Tor Vergata, Siena e Firenze, i cui risultati nella classifica Censis di attività scientifica non sono altrettanto lusinghieri". (Corriere della sera - MIlano 6.04.2010)
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Pubblicato il 12/02/2010, 15:30
Etichette: Glaxo, Ricerca
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Inviato da Antonio Santangelo

Alcoa in Sardegna, Yamaha a Lesmo, Nokia a Cinisello, Motorola a Torino, Pfizer a Nerviano, Merck a Pomezia, Wyth a Catania, e recentemente Glaxo a Verona. Un’emorragia di aziende multinazionali straniere impoverisce il panorama hi-tech italiano. Un doppio danno: se ne vanno aziende straniere con vuoti occupazionali pesanti; se ne vanno attività ad alto valore aggiunto, come quella relative alla ricerca.

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Pubblicato il 03/02/2010, 14:50
Etichette: MIUR, Ricerca
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Inviato da Antonio Santangelo
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Il ministro Maristella Gelmini ha sbloccato i fondi del Far (Fondo agevolazioni alla ricerca). Si tratta di 546,7 Mni di € di credito agevolato, e di 522,7 Mni tra contributo in conto capitale e credito di imposta.
Il credito agevolato verrà erogato da uno sportello per le aziende, che dovranno rimborsare i prestiti in 10 anni a un tasso dello 0,50%.
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Pubblicato il 07/01/2010, 17:13
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Inviato da Antonio Santangelo
Il sole24ore lancia una nuova rubrica, Start-up Italia, che intende raccontare "il nuovo mondo che esce dalla crisi. Nel dossier, il profilo dell'Università di Trento, il decalogo per uscire dalla crisi,e una valutazione su ciò che rende speciale la ricerca scientifica.
Quest'ultimo aspetto è interessante, in particolare. Tre sono i requisiti, secondo il quotidiano:
- la qualità e l'ampiezza del network, meglio se internazionale, di partnership con altri atenei. A cascata, la quota di docenti stranieri, le joint venture avviate con Paesi emergenti. In genere, aiuta la coprogettazione di percorsi formativi, o l'allineamento degli stessi, in modo da rendere semplice il passaggio da un Paese all'altro. Ci pare opportuno aggiungere che è importante, in questo contesto, attrezzare corsi in lingua inglese, prerequisito fondamentale per facilitare l'eccesso agli stranieri
- la capacità di accedere a fondi comunitari, primi tra tutti quelli del VII PQ. Anche qui una notazione: le nostre università hanno livelli di partecipazione e di successo molto più alti rispetto a quelli delle imprese di casa nostra. Ciò dipende sempre di più dalla bontà della compagine, quindi dal network. Un rapporto università/impresa sarebbe quindi proficuo per elevare la comprensione e l'accesso delle seconde ai fondi UE.
- il rapporto con le imprese è il focus del terzo requisito: la capacità di trasformare la ricerca in valore da trasferire alle imprese: dai brevetti, alle start-up, alla coprogettazione di innovazioni di prodotto o di processo.
Nei workshop preparatori delle giornate della ricerca questo aspetto è emerso in generale come fattore critico, in particolar modo nel workshop su nuovi materiali e produzioni avanzate.
Pure, la realtà è molto variegata e vi sono notevoli esempi positivi. Per terminare riporto qui il grafico del sole24ore sui paper prodotti dal nostro sistema scientifico. Come si vede siamo al 4° posto in Europa, dopo UK, Germania e Francia. E' un fatto indubbiamente positivo, il nostro problema è fare in modo che questa ricerca non sia autoreferenziale, ma si interallacci con le esigenze concrete del sistema produttivo.

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Pubblicato il 26/11/2009, 13:12
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Inviato da Antonio Santangelo
Esperimento interessante ieri a Matching, evento che organizza incontri diretti domanda-offerta tra le Pmi. Tommaso Minola, dell'Acceleratore d'Impresa del PoliMI e Know Net, hanno organizzato un faccia a faccia tra 13 aziende e 8 ricercatori del Politecnico. La ricetta è semplice e originale (all'ultimo Smau l'ha usata Emil Abirascid di Innov'azione tra aziende start-up), si rifà agli incontri per single anglosassoni. Ogni azienda ha 5' per raccontarsi, al termine passa su un altro tavolo e ad altro ricercatore con competenza diversa. In un'ora di tempo complessiva, in cinque minuti ogni impresa si racconta ai ricercatori e viceversa, nella speranza che scatti la "scintilla"
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Pubblicato il 11/11/2009, 17:15
Etichette: Cluster, gestione, ricerca
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Inviato da Antonio Santangelo
Cluster















Cluster-Excellence.eu, l'iniziativa europea dei cluster di eccellenza, insieme all'European Cluster Observatory, sta lanciando un'indagine per testare l'interesse dei clusetr per una piattaforma online. La survey intende individuare un insieme di indicatori di qualità e procedure di valutazione per la gestione di cluster di ricerca. Il tema delle forme organizzative, come ha testimoniato anche l'incontro di oggi sull'Agroalimentare, è caldo anche in Lombardia
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Pubblicato il 09/10/2009, 18:33
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Inviato da Antonio Santangelo
Un articolo sul Corriere sottolinea che la competenza dei nostri ricercatori non va sempre di pari passo con il prestigio dei nostri atenei o centri di ricerca:

PISA — Evidentemente, non è solo questione di soldi. Perché i giovani ricercatori che si sono appena portati a casa i finanziamenti dello Starting Grant 2009, l’ambitissimo bando dello European Research Council, hanno solo l’imbarazzo di come spendere quel milione e 200mila euro (in media) di borsa. Su un punto, però, sembrano concordare: mai in Italia, o quasi. Anche quando è il Paese in cui hanno studiato e spesso vissuto finora. Qualche dato, tra quelli che saranno presentati oggi a Pisa, in una giornata di studi alla Scuola Normale: su 2.503 domande, per un budget disponibile di 325 milioni (i grant vanno dai 500 mila ai 2 milioni di euro; oggi, in Italia, l’ordine di grandezza dei finanziamenti «tradizionali» più corposi si aggira sui 100mila euro all’anno), quelle provenienti da ricercatori italiani erano 513, e in 434 casi era italiano l’istituto di ricerca candidato ad «ospitare » il progetto. I vincitori (età media, 36 anni) sono stati 237: tra questi, 32 studiosi italiani — ma solo 16 istituti di ricerca del nostro Paese. L’Italia è dunque la prima nazione per numero di premiati, a pari merito con la Germania. Peccato che 18 di loro abbiano già la valigia pronta: le loro ricerche non si svolgeranno in laboratori del nostro Paese, bensì di Regno Unito (8), Francia (4), Spagna (3), Germania (2) e Svizzera (1).

Osservo che non è solo un problema di prestigio elle istituzioni, ma anche di attrattività del sistema Paese. E questo preoccupa

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Pubblicato il 17/07/2009, 15:54
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Inviato da Antonio Santangelo
DG_RicercaE' l'evento più importante tra quelli organizzati dalla Direzione Scienza, Economia e Società della DG Ricerca della UE. Qui trovate la documentazione delle sessioni parallele per settori tra cui Energia, Sanità, ICT, Trasporti e molto altro, Buona lettura!
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Pubblicato il 06/04/2009, 17:22
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Inviato da Antonio Santangelo

biopoloPresentata oggi presso il Comune di Milano, sponsor dell'iniziativa, una ricerca del Biopolo sulla qualità delle risorse umane e dei servizi nell'area milanese, leader a livello nazionale. I tecnici del Biopolo hanno intervistato aziende e IRCSS sulla qualità delle risorse umane fornite dalle università milanesi (settore Scienze della vita). I risultati sono abbastanza deludenti. Nella valutazione delle aziende e degli enti di ricerca solo dottorandi e PhD hanno una preparazione pienamente soddisfacente; le vecchie lauree soddisfano le imprese ma non totalmente gli IRCSS. Deludenti i risultati per entrambi da parte delle nuove lauree specialistiche e brevi (peggio). I fattori più arretrati sono: lingue straniere, parlare in pubblico, capacità di inziativa autonoma. Ovviamente i risultati sono aggregati tra tuti gli atenei, quindi si tratta di un giudizio mediano, ma non per questo meno significativo. E' abbastanza prevedibile che le aziende diano per scontato di dover intervenire sulla formazione dei neolaureati, al momento del loro inserimento, ma preoccupa il fatto che su competenze di base, primna ancora che professionali, il loro giudizio sia negativo. Le ricerche sono scaricabili qui.

Questo giudizio, a mio modo di vedere, non "penalizza" solo l'università, ma boccia l'intero sistema formativo. Si tratta infatti di competenze che dovrebbero essere curate a partire dalle elementari (public speaking, retorica, lingue) alle medie e superiori (spirito di iniziativa e autonomia). Con responsabilità anche delle famiglie.

Lo studio del Biopolo ha censito anche i servizi disponibili, in relazione anche alla loro qualità; la ricerca è scaricabile qui. In termini quantitativi l'ooferta appare adeguata e variegata, soprattutto riguardo le prospettive aperte dall'avvento della post-genomica. La certificazione di qualità è soddisfacente nel settore clinico, mentre sul versante della ricerca universitaria è auspicabile una maggior cura agli aspetti qualitativi, in partciolar modo alla documentazione della ricerca.

 

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Pubblicato il 28/01/2009, 18:19
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Inviato da Antonio Santangelo

Il caso di Labelab, descritto qui, ha il compito di esemplificare l'utilizzo di questo blog da parte dei CRTT accreditati in QUeSTIO. La speranza è che questo spazio di riempia di voci, che inizi una conversazione che aiuti i CRTT a individuare occasioni di collaborazione e confronto, e le aziende a conoscere la realtà della ricerca in Lombardia.

Labelab è un’azienda “a rete” con base in Emilia Romagna che, dal 2001, si occupa di gestire 3 portali tematici (rifiutilab.it; acqualab.it e energialab.it) oltre che di realizzare consulenze ad enti e aziende sui temi rifiuti, acqua, energia e sviluppo sostenibile.
La necessità di incrementare e rendere sempre più “trasparente” e “bidirezionale” la comunicazione dell’azienda ha portato il management a valutare lo strumento del blog come piattaforma ideale attraverso la quale avviare e proseguire un dialogo con clienti, utenti finali, stakeholder, giornalisti, curiosi, simpatizzanti e non.