
Alcoa in Sardegna, Yamaha a Lesmo, Nokia a Cinisello, Motorola a Torino, Pfizer a Nerviano, Merck a Pomezia, Wyth a Catania, e recentemente Glaxo a Verona. Un’emorragia di aziende multinazionali straniere impoverisce il panorama hi-tech italiano. Un doppio danno: se ne vanno aziende straniere con vuoti occupazionali pesanti; se ne vanno attività ad alto valore aggiunto, come quella relative alla ricerca.


PISA — Evidentemente, non è solo questione di soldi. Perché i giovani ricercatori che si sono appena portati a casa i finanziamenti dello Starting Grant 2009, l’ambitissimo bando dello European Research Council, hanno solo l’imbarazzo di come spendere quel milione e 200mila euro (in media) di borsa. Su un punto, però, sembrano concordare: mai in Italia, o quasi. Anche quando è il Paese in cui hanno studiato e spesso vissuto finora. Qualche dato, tra quelli che saranno presentati oggi a Pisa, in una giornata di studi alla Scuola Normale: su 2.503 domande, per un budget disponibile di 325 milioni (i grant vanno dai 500 mila ai 2 milioni di euro; oggi, in Italia, l’ordine di grandezza dei finanziamenti «tradizionali» più corposi si aggira sui 100mila euro all’anno), quelle provenienti da ricercatori italiani erano 513, e in 434 casi era italiano l’istituto di ricerca candidato ad «ospitare » il progetto. I vincitori (età media, 36 anni) sono stati 237: tra questi, 32 studiosi italiani — ma solo 16 istituti di ricerca del nostro Paese. L’Italia è dunque la prima nazione per numero di premiati, a pari merito con la Germania. Peccato che 18 di loro abbiano già la valigia pronta: le loro ricerche non si svolgeranno in laboratori del nostro Paese, bensì di Regno Unito (8), Francia (4), Spagna (3), Germania (2) e Svizzera (1).
Osservo che non è solo un problema di prestigio elle istituzioni, ma anche di attrattività del sistema Paese. E questo preoccupa
E' l'evento più importante tra quelli organizzati dalla Direzione Scienza, Economia e Società della DG Ricerca della UE. Qui trovate la documentazione delle sessioni parallele per settori tra cui Energia, Sanità, ICT, Trasporti e molto altro, Buona lettura!
Presentata oggi presso il Comune di Milano, sponsor dell'iniziativa, una ricerca del Biopolo sulla qualità delle risorse umane e dei servizi nell'area milanese, leader a livello nazionale. I tecnici del Biopolo hanno intervistato aziende e IRCSS sulla qualità delle risorse umane fornite dalle università milanesi (settore Scienze della vita). I risultati sono abbastanza deludenti. Nella valutazione delle aziende e degli enti di ricerca solo dottorandi e PhD hanno una preparazione pienamente soddisfacente; le vecchie lauree soddisfano le imprese ma non totalmente gli IRCSS. Deludenti i risultati per entrambi da parte delle nuove lauree specialistiche e brevi (peggio). I fattori più arretrati sono: lingue straniere, parlare in pubblico, capacità di inziativa autonoma. Ovviamente i risultati sono aggregati tra tuti gli atenei, quindi si tratta di un giudizio mediano, ma non per questo meno significativo. E' abbastanza prevedibile che le aziende diano per scontato di dover intervenire sulla formazione dei neolaureati, al momento del loro inserimento, ma preoccupa il fatto che su competenze di base, primna ancora che professionali, il loro giudizio sia negativo. Le ricerche sono scaricabili qui.
Questo giudizio, a mio modo di vedere, non "penalizza" solo l'università, ma boccia l'intero sistema formativo. Si tratta infatti di competenze che dovrebbero essere curate a partire dalle elementari (public speaking, retorica, lingue) alle medie e superiori (spirito di iniziativa e autonomia). Con responsabilità anche delle famiglie.
Lo studio del Biopolo ha censito anche i servizi disponibili, in relazione anche alla loro qualità; la ricerca è scaricabile qui. In termini quantitativi l'ooferta appare adeguata e variegata, soprattutto riguardo le prospettive aperte dall'avvento della post-genomica. La certificazione di qualità è soddisfacente nel settore clinico, mentre sul versante della ricerca universitaria è auspicabile una maggior cura agli aspetti qualitativi, in partciolar modo alla documentazione della ricerca.
Il caso di Labelab, descritto qui, ha il compito di esemplificare l'utilizzo di questo blog da parte dei CRTT accreditati in QUeSTIO. La speranza è che questo spazio di riempia di voci, che inizi una conversazione che aiuti i CRTT a individuare occasioni di collaborazione e confronto, e le aziende a conoscere la realtà della ricerca in Lombardia.
Labelab è un’azienda “a rete” con base in Emilia Romagna che, dal 2001, si occupa di gestire 3 portali tematici (rifiutilab.it; acqualab.it e energialab.it) oltre che di realizzare consulenze ad enti e aziende sui temi rifiuti, acqua, energia e sviluppo sostenibile.
La necessità di incrementare e rendere sempre più “trasparente” e “bidirezionale” la comunicazione dell’azienda ha portato il management a valutare lo strumento del blog come piattaforma ideale attraverso la quale avviare e proseguire un dialogo con clienti, utenti finali, stakeholder, giornalisti, curiosi, simpatizzanti e non.



