
La Commissione Europea misura ogni anno i progressi compiuti dalle Pmi nei Paesi membri. Vengono valutati 10 parametri nei 27 Paesi e in Albania, Croazia, Islanda, Israele, Lichtenstein, Norvegia, Montenegro, Serbia e Turchia.
In Italia le Pmi sono il 99,99% delle aziende e pesano per il 68,3% del valore aggiunto e per l'80,3% dell'occupazione del settore privato, al netto della finanza. Il 26% delle azende opera nella produzione high-tech e nei servizi ad alta intensità di conoscenza. Il Paese ha il maggior numero di Pmi in Europa, con 3,6 Mni di microimprese con meno di 10 addetti.
La Commissione riconosce alle Pmi italiane un ruolo di leadership rispetto alle Sme europee nella reazione alla crisi, e ne prevede un ulteriore avanzamento grazie alle riforme introdotte dal governo.
Resta però il fatto che la loro dimensione rischia di essere un freno per lo sviluppo del Paese in una economia globalizzata.

Apre ha fatto girare questa survey relativa alle motivazioni della mancata partecipazione delle Pmi ai programmi di ricerca europei in ambito ICT. Qui si può scaricare il questionario, e qui il sito che presenta l'iniziativa.
Il Politecnico di Milano nella newsletter di ICT4 Pmi segnala le opportunità dei bandi del VII PQ di cui abbiamo parlato. Nella newsletter si elencano i fondi per le Pmi (circa 970 Mni €) e i settori interessati: salute, biotech, ICT, nuovi materiali, energia, ambiente, trasporti, scienze sociali, spazio e sicurezza. Ma l'articolo sottolinea una difficoltà:
Italia in ritardo nell’aggiudicarsi i fondi
Il problema ora è aggiudicarsi questi soldi. L’Italia è infatti tra i Paesi meno efficienti da questo punto di vista. Partecipiamo al bilancio dell’Unione europea con il 13,4% dei finanziamenti, ma nel settimo programma quadro ci siamo presi una fetta che corrisponde all’8,43% con circa due miliardi. In pratica finanziamo l’occupazione degli altri anche a causa delle carenze delle aziende italiane nella presentazione dei progetti.
Secondo la Research executive agency, l’agenzia europea che per conto della Commissione gestisce i finanziamenti per ricerca e innovazione, le imprese della Penisola fanno meglio solo di Lituania, Slovenia e Slovacchia. E il Portogallo ci supera di un pelo. Nel quarto bando "Ricerca per le Pmi" (budget di 204 milioni), i progetti italiani presentati e presi in considerazione dall'agenzia sono stati 784. Solo Spagna (1.163), Germania (799) e Regno Unito (1.002) ne hanno presentati di più. Quelli approvati sono stati però 111. La barriera linguistica e la qualità dei progetti che spesso non comprendono la collaborazione con le università solo le barriere principali che impediscono l’accesso ai finanziamenti comunitari.
Su questi temi cercheremo di interrogare i Centri, per capire come pensano di muoversi, e cercheremo anche di coinvolgere le imprese
Dario Di Vico sul Corriere della sera descrive il successo delle reti di impresa: 313 contratti stipulati, che coinvolgono 1648 imprese; ma, dice, altri sono in arrivo e quindi parliamo di un "parco" imprese di circa 2000 unità.
La dimensione media delle nostre Pmi è per molti penalizzante, troppo ridotta per competere in capitale e investimenti sui mercati esteri; ha tenuto e tiene bene la media impresa italiana, mentre le piccole tendono a soffrire e il loro futuro è minacciato.
Tentativi passati di spingere ad accorpamenti e fusioni non hanno avuto grande successo, perché, scrive Di Vico "continua a non convincere artigiani e commercianti perché di due imprenditori ne rimane in gioco solo uno".
Le reti, su stimolo del ministro Tremonti, vengono finanziate con 48 Mni €, e fruiscono della defiscalizazione degli utili reinvestiti. Le aziende, per poter usufruire del provvedimento devono chiudere in utile e non pagano le tasse sui profitti accantonati. Rimangono ora 14 milioni per quest'anno e altrettanto nel 2013. La Lombardia si sta muovendpo in sintonia con questa impostazione, promuovendo bandi che incentivano le start up.
Finlombarda ha predisposto un bando per le Pmi lombarde di questi tre settori (Cod. Ateco 2007 ammissibile). I finanziamenti vanno da un minimo di 15.000 € (50.000 per il turismo) sino a un massimo di 200.000 €; il periodo di realizzazione non potrà superare i 12 mesi. Viene riconosciuta una agevolazione del 50% dei costi ammissibili, erogata per metà a fondo perduto, e per metà a rimborso, in regime de minimis.
Gli ambiti previsti sono:
Commercio - Investimenti per: tecnologie ICT; sostenibilità ambientale, in particolare per mobilità e carburanti; nuove infrastrutture; accesso a servizi di pagamento sicuro; ammodernamento punto vendita.
Turismo - Investimenti per: riduzione dell'impatto ambientale, risparmio e efficienza energetici; nuove tecnologie, anche ICT, per la gestione di attività e servizi; accessibilità alle strutture e attività di comunicazione e promozione; prodotti e servizi innovativi; miglioramento del sistema gestionale; interventi strutturali e infrastrutturali per innovazione di strutture; strumenti di fidelizzazione della clientela.
Servizi: Investimenti per: servizi infrastrutturali; nuove applicazioni; innovazioni di processo e prodotto; strumenti per la cooperazione e il knowledge management; tecnologie per il supporto a processi di coinvolgimento di partner esterni; Tecnologie digitali a supporto della produzione; produzione e gestione di servizi "chiavi in mano" o "global service"; attrattivi del territorio in sintonia con il modello "smart cities".
Qui una informativa Eurogroup sul bando (.pdf)
La Regione Lombardia e la Regione Sardegna, con la pubblicazione del bando sui temi dell'ICT e delle Biotecnologie, danno avvia e concretezza al protocollo di intesa del 16 gennaio 2010. Le informazioni sul primo bando di collaborazione si trovano qui, sul sito della Regione Lombardia e su quello della Regione Sardegna, e hanno per oggetto l'ICT e le biotecnologie.
L’accordo siglato l'anno scorso ha lo scopo di rafforzare il sistema della ricerca scientifica-tecnologica e promuovere la ricerca e l'innovazione in settori strategici delle due Regioni. L'obiettivo comune è dare propulsione al trasferimento di know-how dal sistema della ricerca (università e CRTT) alle imprese, allo scopo di sostenere lo sviluppo e la diversificazione dell'economia regionale, in particolare delle Pmi
Si intende sviluppare politiche comuni nei settori biotec, ICT, beni culturali e biomedicina (soprattutto diagnostica e farmaceutica). Verrà promossa la ricerca precompetitiva e saranno realizzate azioni per trasferire conoscenza alle Pmi, anche attraverso l'erogazione di sussidi alle imprese che partecipano a progetti multi regionali. La collaborazione intende valorizzare e rendere più competitive le collaborazioni pubblico privato esistenti sui due territori, anche allo scopo di attrarre nuovi investimenti. Verranno messi in comune strumenti e iniziative di ricerca e trasferimento tecnologico e di supporto all’innovazione: finanziari, di promozione, parchi tecnologici, laboratori, creazione di network e partecipazione a reti europee, oltre alla condivisione dei metodi per l’analisi sia degli ambiti applicativi e le tecnologie correlate. Verranno promossi progetti collaborativi di “ricerca fondamentale”, “ricerca industriale”, “sviluppo sperimentale” e “formazione generale di alto livello”.
Quello che va bene per le Pmi va bene per il Paese, si dice. Oggi e domani a Prato si tiene il XII Forum PIccola Industria, e i quotidiani nazionali dedicano articoli all'evento.
Il sole24ore riporta i dati di una ricerca rivolta a 2000 aziende esportatrici (quindi quelle più proattive del sistema Italia). Richieste emergenti: meno burocrazia, infrastrutture, riduzione della bolletta energetica; si chiede dunque allo Stato di fare la sua parte per sostenere lo sviluppo del Paese.
Sul Corriere Raffaela Polato parla invece della guerre della valute e dell'euro forte. Intervista gli imprenditori, anche questi esportatori, che dicono che l'euro a 1,40 sul dollaro erode i loro margini in modo pericoloso. Un quadro di difficoltà, dunque, ma in entrambi gli articoli emerge una imprenditoria determinata, che reagisce alle difficoltà, combattiva.
Alcuni reagiscono riducendo i margini per conservare le quote di mercato, altri (Ambra Redaelli) imponendo, dove si può, contratti in euro. Il report descrive la strategia delle Pmi che hanno reagito alla globalizzazione e alla crisi, 2 su 3 hanno cambiato approccio: aumentando i mercati di sbocco piuttosto che riducendoli con l'obiettivo di mantenere almeno invariata la quota dell'export sul fatturato; potenziando i canali di distribuzione; ampliando la gamma dei prodotti offerti. Uno su quattro dichiara inoltre di aver associato le forniture di prodotti alla vendita di servizi.
Quanto alle strategie di innovazione, non solo hanno dovuto puntare su una maggiore differenziazione produttiva (produzioni diverse nell'ambito di uno stesso settore) ma si sono dovute impegnare in una vera a propria diversificazione, esplorando la possibilità di produrre in altri settori.





