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Pubblicato il 15/02/2013, 11:57
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Inviato da Antonio Santangelo

ocse pisa

 

Luca De Biase commenta questa tabella dell'OCSE che fotografa il numero di laureati per fasce d'età nei Paesi aderenti. Quelli italiani sono sconfortanti perché, come scrive Luca, nella fascia d'età 25-34 sono il 20,7%. Sono, dovrebbero essere, i protagonisti della nostra articolazione della strategia di Lisbona. Se poi ce ne facciamo scappare una quota all'estero....

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Pubblicato il 23/10/2012, 16:58
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Inviato da Antonio Santangelo

internet

 

 

In queste settimane è cresciuta in Europa e negli Usa una discussione riguardo il modello di business di Internet. A porre il problema è stata ETNO, l'associazione delle Telco europee, in vista della World Conference on International Telecommunications (WCIT) che si terrà a dicembre a Dubai. L'associazione non è riuscita a convincere la UE e nemmeno l'OCSE.

 

La posizione di ETNO è di modificare le regole internazionali relative a Internet perché il modello non è sostenibile. Le Telco vorrebbero realizzare "un nuovo ecosistema di interconnessione IP che garantisca laQuality of Service end-to-end del servizio e la fornitura di servizi di rete a valore aggiunto ai clienti finali e ai fornitori di contenuti Over-the-Top, quali Google e Facebook".

La modifica coinvolgerebbe tre temi: applicazione a Internet del modello di billing-voce SPNP (Sending Party Networks Pay); differenziazione, nel'ambito di accesso a Internet tra Best effort e Quality based-services; nuove politiche di connessione basate sul "valore" del traffico invece che sui "volumi"

Questo tipo di approccio annullerebbe il modello attualmente usato di libera negoziazione dei contratti di peering tra i vari backbone di rete (oggi sostanzialmente gratuiti).

Gli obiettivi dichiarati sono di rendere più sostenibile il modello facendo contribuire agli investimenti nella rete (larga banda o rete di nuova generazione) aziende fornitrici di servizi (Over the Top) come Google, Amazon, Apple. 

 

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Pubblicato il 14/09/2012, 14:52
Etichette: Innovazione, Italia, OCSE
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Inviato da Antonio Santangelo

 

 

innovazione                   

 

L'OCSE ha pubblicato un rapporto che fa il bilancio sulle politiche dell'innovazione dei Paesi membri a seguito della crisi del 2007. Com'è ovvio, si è verificato un rallentamento generalizzato tra i Paesi membri(-4,5% nel 2009), con l'unica eccezione di Corea e Francia. Le previsioni sono di un rallentamento in tutta l'area, soprattutto nel Sud e Est Europa; anche nei Paesi che hanno invertito la tendenza il recupero non è ai livelli pre-2009. 

In Asia invece gli investimenti continuano a crescere, per Cina, India e Corea. Anno su anno gli investimenti in R&S in Cina nel 2010 sono cresciuti del 29,5%, e in Corea e India del 20,5%, accentuando il divario tra Paesi che crescono e innovano e quelli che non riescono a cambiare.

 

Nel 2011 i Paesi del nord Europa e la Germania dovrebbero presentare tendenze positive, mentre più incerte risultano le prospettive per Francia, Giappone, Uk e Usa.

La riduzione degli investimenti nel 2009 ha interessato le aziende, mentre l'intervento pubblico ha subito un incremento sostanzioso, soprattutto per infrastrutture e imprese (credito, agevolazioni fiscali di R&S, gare d'appalto), ma limitato nel tempo. Nel 2010 e 2011 le crisi dei bilanci pubblici ha ridotto gli interventi.

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Pubblicato il 03/07/2012, 15:52
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Inviato da Antonio Santangelo

 

skillsL'OCSE ha definito una strategia sulle competenze che individua nell'educazione l'arma competitiva più potente. 

La raccomandazione della conferenza dei Ministri è, a fronte della crisi economica che sta mettendo in difficoltà l'Occidente, di non ridurre la spesa per l'istruzione. Nell'area il 20% dei giovani non completa il secondo ciclo di studi, e in molti Paesi circa il 30% degli adulti non presenta i requisiti per avere un lavoro decente. Il basso livello d'istruzione finisce poi per rendere i soggetti più fragili a fronte della crisi, sia nel trovare lavoro che nell'essere a maggior rischio di perderlo.

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Pubblicato il 27/03/2012, 12:35
Etichette: OCSE, PISA, skill
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Inviato da Antonio Santangelo

Il programma PISA , che per l'OCSE valuta le competenze dei 15enni nei Paesi dell'area, ha di recente svolto una ricerca sulle competenze di lettura, sia su testi che digitale, in 16 Paesi OCSE e in Colombia, Macao e Hong Kong. Purtroppo l'Italia non ha partecipato, ma i risultati sono interessanti comunque.

L'ICT ha mutato la velocità e il modo con cui i le informazioni vengono trasmesse e recepite. Le competenze necessarie ad orientarsi nel mondo digitale sono mutate, in particolare è importante la capacità di orientarsi in un contesto non strutturato e preordinato.

PISA 2009 ha voluto investigare la capacità di comprendere sia un testo scritto che un testo digitale. Sono emerse differenze notevoli: il 17% degli studenti australiani, sud coreani e neozelandesi sono molto abili a muoversi in un contesto digitale, mentre in Polonia, Austria e Cile la percentuale si attesta al 3%. In generale la capacità di comprensione di un testo digitale va di pari passo con quella del testo scritto, ma in Australia e Sud Corea la comprensione del digitale è molto superiore a quella dello scritto, metee in Ungheria, Colombia e Polonia avviene il contrario.

Se si passa alla differenza di genere, le ragazze superano i loro coetanei sia nello scritto che nel digitale, anche se in quest'ultimo le differenze si riducono. La differenza per la comprensione del testo scritto è di 38 punti, l'equivalente di un anno di formazione scolastica, mentre scende a 24 per il digitale. Il fenomeno è più evidente agli estremi: tra quelli che fanno fatica le ragazze che hanno problemi con il digitale sono più numerose delle coetanee che lo hanno con lo scritto, mentre per i maschi avviene il contrario. Tra le migliori, il gap tra lettrici in digitale e scritto è ridotto; ciò avviene in particolare per astraliane, neozelandesi e coreane, mentre per Austria, Francia, Giappone, Norvegia e Polonia è più marcato. 

Tra maschi e femmine, a parità di confidenza dello scritto si rimarca una maggior attitudine maschile al digitale.

Qui l'executive del report, e qui il testo completo

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Pubblicato il 28/05/2010, 17:00
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Inviato da Antonio Santangelo

OCSE_Inn

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L'OCSE ha espresso una serie di raccomandazioni sulla base dei dati contenuti nell'ultimo report sulle strategie per l'innovazione*:

* in questa fase il ruolo dei governi nell'innovazione è cruciale; sfide come il cambiamento climatico e le epidemie e i rischi connessi nell'affrontarli, tegono lontane le imprese, specie le Pmi. Servono investimenti pubblici nella R&D ma anche coordinamento delle politiche intergovernative
* va incoraggiata la creazione di nuove imprese e la semplificazione delle procedure per il sistema produttivo nel suo complesso
* le nuove imprese sono il motore dell'incremento occupazionale; negli Usa la crescita del mercato del lavoro negli ultimi 25 anni è stata promossa quasi interamente da aziende con meno di 5 anni di vita
* molti governi hanno fatto rilevanti investimenti in formazione e ricerca per promuovere l'innovazione; peraltro vanno evitati sprechi inutili, promossa l'autonomia degli atenei e l'accesso ai dati della ricerca pubblica, in modo da accrescere l'efficienza della spesa pubblica

L'OCSE ha pubblicato anche un documento che propone nuovi indicatori per misurare l'innovazione.

* L'executive summary del documento e scaricabile qui (.pdf)
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Pubblicato il 16/04/2010, 15:00
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Inviato da Antonio Santangelo

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Un recente report dell'OCSE (scarica il .pdf) riporta cifre sconsolanti:

* tra il 2007 e il 2009, la disoccupazione giovanile (15-24) è cresciuta del 6% nell'area, ed è al 19%
* attualmente i giovani disoccupati sono 15 Mni, 4 più di due anni fa
* in Spagna i giovani senza lavoro sono il 40%, il Francia e Italia il 25%

Questo tipo di disoccupazione è usualmente il doppio di quella dei giovani over 25, ma nel 2008 è quasi triplicata (2.8), con andamenti diversi tra i Paesi: 1.5 in Germania, tra 2 e 3 nella maggioranza dei Paesi dell'area, e tra 3 e 4 volte in sette Paesi, tra cui il nostro (Danimarca, Finlandia, Italia, Corea, Nuova Zelanda, Norvegia e UK). Il dato positivo della Germania è attribuibile a un sistema di apprendistato che aiuta i giovani a trovare lavoro; un apprendistato efficace ha un doppio impatto, dice lo studio, abbassa il costo del lavoro in cambio dell'apprendimento di un mestiere e facilita l'ingresso nel mondo del lavoro. Peraltro lo studio registra un incremento di precarietà nei contratti per i giovani.

I giovani più penalizzati sono, ovviamente, quelli meno acculturati. Non si prevede un miglioramento effettivo della situazione prima della fine del 2011.
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Pubblicato il 09/12/2009, 12:43
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Inviato da Antonio Santangelo

44222075health_expenditure

L'OCSE ha pubblicato "Health at a Glance 2009", report sulle condizioni del settore sanitario nei Paesi sviluppati. L'osservazione principale del report è che in nessuno dei Paesi OCSE c'è una copertura totale delle aree di malessere. Usa e Canada hanno eccellenti centri per la cura del cancro, Olanda, Italia, Svizzera e Germania sono molto avanzati nell'assistenza di base: But no one OECD country provides high quality care in all areas.
Il report sottolinea che si possono migliorare molto le performance senza necessariamente aumentare i costi.
I temi delle strategie per sviluppare il sistema sanitario regionale, migliorandolo e tenedo sotto controllo i costi, sono stati affrontati nel workshop dedicato alle Scienze della vita, in preparazione della Giornata della ricerca organizzata dalla Regione Lombardia.
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Pubblicato il 23/06/2009, 17:23
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Inviato da Antonio Santangelo

HunterL'Ocse ha lanciato un progetto di studio sulla crisi dei media. Sono intervenuti giornalisti, docenti, operatori del settore. Thomas Crampton racconta in un video il suo passaggio dalla carta stampata (NYT e Herald Tribune) al web 2.0 e alle strategie sul digitale; il passaggio al web 2.0 è avvenuto perché Crampton è stato guidato dalla curiosità, dalla passione, dalle ricchezza delle relazioni che il digitale in rete gli ha messo a disposizione.

Mark Hunter, docente Insead, racconta della crisi di credibilità dei media tradizionali (nella slide sopra), e un futuro che prefigura il passaggio da un giornalismo "obiettivo" a uno più schierato, ma trasparente. La crisi dei giornali è generalizzata, è calo pubblicitario, è calo di lettori, è concorrenza con i new media digitali sulla tempestività delle notizie. Tutto questo sta trasformando l'ecosistema dell'informazione, i lettori si trasgìformano da massa indistinta in stakeholder.
Hunter sostiene che si passa dal raccontare cosa succede al dire cosa c'è da fare. Per il giornalismo Usa è un ritorno alle origini, alle gazzette di fine '700; il giornalismo partisan in una società in cui il pubblico attivo è abituato a intervenire nella definizione dell'agenda politica il processo è positivo. In situazioni in cui la capacità dei cittadini, e dei consumatori, di organizzarsi come gruppi di pressione è inferiore, il processo potrebbe essere rischioso.

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Pubblicato il 10/06/2009, 18:05
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Inviato da Antonio Santangelo

Il report dell'OCSE di giugno si occupa di risposte alla crisi, e riecheggia il consiglio che molti danno: innovare per superare le difficoltà. E guardando il grafico qui sotto, è evidente come la spesa in R&D e la registrazione di brevetti segua (e amplifichi) gli andamenti del reddito nazionale
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Il report incita ad acquisire un'ottica di lungo periodo e di investire in innovazione ora, nel pieno della crisi, per aumentare la propria competitività, e segnala come comportamenti virtuosi i casi della Finlandia all'inizio degli anni '90 e della Corea (del Sud) nel 2001. Entrambi i Paesi hanno aumentato la competitività delle loro economie a livello globale investendo in innovazione per uscire dalle difficoltà.


I primi investimenti ad essere bloccati sono quelli derivanti da capitale di rischio. E le risposte dei governi suppliscono



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