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Pubblicato il 15/02/2013, 11:57
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Inviato da Antonio Santangelo

ocse pisa

 

Luca De Biase commenta questa tabella dell'OCSE che fotografa il numero di laureati per fasce d'età nei Paesi aderenti. Quelli italiani sono sconfortanti perché, come scrive Luca, nella fascia d'età 25-34 sono il 20,7%. Sono, dovrebbero essere, i protagonisti della nostra articolazione della strategia di Lisbona. Se poi ce ne facciamo scappare una quota all'estero....

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Pubblicato il 04/02/2013, 13:56
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Inviato da Antonio Santangelo

bloomberg

Bloomberg pubblica una mappa sintetica della competitività dei Paesi. L'Italia è 24esima.

Quando si dice un Paese a colpo d'occhio.

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Pubblicato il 29/01/2013, 10:48
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Inviato da Antonio Santangelo

ricerca lettura

I guasti della legge Bossi-Fini si rilevano soprattutto nel campo dell'education. Le barriere all'ingresso di studenti e ricercatori stranieri sono molteplici e, unitamente alla scarsità di corsi in inglese (e all'impreparazione accademica che diventa opposizione), penalizzano la qualità del brain presente nel Belpaese. 

Pochi studenti stranieri, ancor meno donne (stavolta con la complicità di alcuni Paesi del Nord-Europa, preoccupati per infiltrazioni a sfondo sessuale). A peggiorare le cose, una quota sempre maggiore di ricercatori italiani che cercano all'estero occasioni che qui non trovano, col bel risultato di regalare ad altri Paesi il frutto dell'investimento, costoso, per la loro formazione.

Il supplemento La Lettura del Corriere della Sera pubblica una splendida infografica realizzata da Accurat, azienda milanese con radici del Politecnico di Milano.

Di non facile lettura, la tavola interattiva mette in relazione PIL, partecipazione femminile al mercato del lavoro, tasso di disoccupazione, ranking internazionale delle università, ricercatori stranieri e immigrati sul totale della popolazione, rientri dei ricercatori emigrati e emigrati sul totale della popolazione, Paesi di provenienza e destinazione.

 

Già la posizione dell'Italia sulle ascisse denuncia il basso investimento in R&D sul PIL e la percentuale bassa di ricercatori rispetto alla popolazione. Se si fa caso al rapporto ricercatori stranieri e immigrati si può cogliere l'assenza di politiche legate all'attrazione di talenti (confrontate con Usa, Svizzera, Svezia, e poi via via gli altri paesi Ocse. Deludente la percentuale di occupazione femminile, ridicola la presenza tra i primi 250 atenei del mondo

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Pubblicato il 18/12/2012, 14:37
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Inviato da Antonio Santangelo

manif mckinsey

Mc kinsey ha pubblicato il report Manufactoring the future, sulle prevsioni dell'industria manufatturiera, che si rifà della sottovalutazione rispetto ai servizi, soprattutto finanziari. In questo contesto l'Italia non se la cava male, come si vede nel grafico.
Anche Dario Di Vico, sul Corriere, registra i progressi citando il Monitor di Intesa San Paolo. La domanda Usa rafforza il trend positivo del nostro export: meccanica, agroalimentare, calzature, legno arredo e concia.

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Pubblicato il 30/11/2012, 10:47
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Inviato da Antonio Santangelo

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Il 28 novembre la presidenza del consiglio dei minsitri ha tenuto un seminario sulla nuova programmazione.

Ha poi messo in rete il filmato, suddiviso in due spezzoni: 1° parte2° parte.

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Pubblicato il 16/10/2012, 12:00
Etichette: Italia, Pmi, UE, report
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Inviato da Antonio Santangelo

pmi

La Commissione Europea misura ogni anno i progressi compiuti dalle Pmi nei Paesi membri. Vengono valutati 10 parametri nei 27 Paesi e in Albania, Croazia, Islanda, Israele, Lichtenstein, Norvegia, Montenegro, Serbia e Turchia.
In Italia le Pmi sono il 99,99% delle aziende e pesano per il 68,3% del valore aggiunto e per l'80,3% dell'occupazione del settore privato, al netto della finanza. Il 26% delle azende opera nella produzione high-tech e nei servizi ad alta intensità di conoscenza. Il Paese ha il maggior numero di Pmi in Europa, con 3,6 Mni di microimprese con meno di 10 addetti.
La Commissione riconosce alle Pmi italiane un ruolo di leadership rispetto alle Sme europee nella reazione alla crisi, e ne prevede un ulteriore avanzamento grazie alle riforme introdotte dal governo. 
Resta però il fatto che la loro dimensione rischia di essere un freno per lo sviluppo del Paese in una economia globalizzata.

 

Scarica qui il report (.pdf)

 

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Pubblicato il 14/09/2012, 14:52
Etichette: Innovazione, Italia, OCSE
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Inviato da Antonio Santangelo

 

 

innovazione                   

 

L'OCSE ha pubblicato un rapporto che fa il bilancio sulle politiche dell'innovazione dei Paesi membri a seguito della crisi del 2007. Com'è ovvio, si è verificato un rallentamento generalizzato tra i Paesi membri(-4,5% nel 2009), con l'unica eccezione di Corea e Francia. Le previsioni sono di un rallentamento in tutta l'area, soprattutto nel Sud e Est Europa; anche nei Paesi che hanno invertito la tendenza il recupero non è ai livelli pre-2009. 

In Asia invece gli investimenti continuano a crescere, per Cina, India e Corea. Anno su anno gli investimenti in R&S in Cina nel 2010 sono cresciuti del 29,5%, e in Corea e India del 20,5%, accentuando il divario tra Paesi che crescono e innovano e quelli che non riescono a cambiare.

 

Nel 2011 i Paesi del nord Europa e la Germania dovrebbero presentare tendenze positive, mentre più incerte risultano le prospettive per Francia, Giappone, Uk e Usa.

La riduzione degli investimenti nel 2009 ha interessato le aziende, mentre l'intervento pubblico ha subito un incremento sostanzioso, soprattutto per infrastrutture e imprese (credito, agevolazioni fiscali di R&S, gare d'appalto), ma limitato nel tempo. Nel 2010 e 2011 le crisi dei bilanci pubblici ha ridotto gli interventi.

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Pubblicato il 12/04/2012, 10:32
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Inviato da Antonio Santangelo

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Si è svolto ieri a Roma il meeting promosso da Confindustria Digitale per sottolieanre il ruolo che il settore può avere per dare impulso al Paese. Stefano Parisi ha illustrato i benefici che avrebbe l'economia da tale impulso: Il completo switch-off verso il digitale della Pa – ha spiegato Parisi - può contribuire all'azione di spending review, riducendo la spesa pubblica annuale in modo strutturale e recuperando risorse per oltre 56 miliardi. La maggior disponibilità di servizi pubblici e privati on line consentirebbe un risparmio di circa 2mila euro l'anno a famiglia
Ministri e imprenditori hanno detto la loro, come riporta ilsole24ore
C'è voluta Neelie Kroes (qui il suo intervento) a ricordarci i pesanti ritardi del Paese, soprattutto sul piano della cultura digitale diffusa: il 41% degli italiani non si è mai connesso a Internet, e giustamente Conti si chiede come mai potranno accedere ai servizi futuri.
Peraltro, un post di Francesco Sacco e Stefano Quintarelli ci ricorda che la stessa UE ha mancato più volte l'appuntamento con il digitale e che Quel che manca all’Unione Europea è una propria visione di Internet. Nella definizione delle politiche pesano ancora troppo le telecomunicazioni e poco Internet.

Insomma, ci sono pesanti ritardi che vanno colmati velocemente. L'assenza di qualsiasi accenno al meeting sul principale quotidiano di informazione del Paese, il Corriere, va rapidamente superato, se vogliamo che aziende e singoli colgano l'importanza di superare il digital divide, per la loro stessa sussistenza. Ieri il messaggio era quello di una élite che ha capito che l'utilizzo delle tecnologie può accelerare l'uscita dalla crisi e la modernizzazione di un Paese rimasto con la testa nel secolo scorso, legato alla Tv più che ai nuovi media. 

La nomina della Kroes, vicepresidente della Commissione, a presidiare il tema dell'Agenda Digitale è un segnale che anche l'Europa intende cambiare passo e perseguire conn più convinzione gli obiettivi mancati con Lisbona.

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Pubblicato il 26/03/2012, 12:29
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Inviato da Antonio Santangelo

europa2020Edoardo Segantini, sull'inserto economico del Corriere, intervista il Commissario per l'agenda digitale, Nelie Kroes, che sul nostro Paese, dopo avere riconosciuto i meriti del governo, dà un giudizio severo. L'Italia è indietro nell'utilizzo di Internet e la banda larga, in particolare lo sono le pmi nei settori economici chiave, tra cui design e turismo, due eccellenze nostrane.

Per rimediare Kroes suggerisce di utilizzare i fondi strutturali dell'Unione Europea, proprio quelli che restano largamente inutilizzzati al Sud (e vengo persi) e poco utilizzati al Nord su queste partite. Alla richiesta del giornalista: In quali campi si può fare meglio?  la commissaria risponde «Nell`egovernment. Malgrado i miglioramenti realizzati negli ultimi anni sia nella disponibilità che nella qualità, l`uso dei servizi pubblici online da parte degli italiani rimane il più basso nell`Europa a 27 (22% contro una media del 41%), Questo probabilmente è legato al fatto che l`Italia è agli ultimi posti nell`uso di Internet: l`anno scorso solo il 57% degli italiani ha usato il web contro il 71% dei cittadini europei».



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Pubblicato il 08/02/2012, 11:40
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Inviato da Antonio Santangelo

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In politica, e anche per aunto riguarda l'innovazione. E' stato pubblicato ieri l'Innovation Union Scoreboard, la classifica europea dei Paesi per quanto riguarda l'innovazione. leader sono Svezia, danimarca, Germania e Finlandia (con quest'ultima in forte crescita, e Svezia e Danimarca in rallentamento). L'Italia è sotto la media europea, tra i moderati. Non male gli Intellectual asset, basi invece gli investimenti privati, l'imprenditorialità e le reti di relazioni, gli investimenti non in R&D. In forte crescita i dottorati e gli studenti stranieri, osserva eGov Monitor.

Key4Biz sottolinea anche che "Il livello relativamente basso degli investimenti del settore privato in R&S e innovazione è in gran parte dovuto al fatto che l'economia italiana è caratterizzata anche da un gran numero di PMI e microimprese (in particolare nei settori tradizionali), nonché alle grandi differenze regionali”, spiega ancora il report, che sottolinea come la competitività del paese potrebbe guadagnare se venisse potenziato il sistema dell’istruzione e se il settore pubblico desse una “migliore risposta al bisogno di competenze per l'economia”.

Il report afferma che l'Europa gode ancora di un certo vantaggio rispetto ai Brics, ma non ha colmato il divario con Usa, Giappone e Corea del Sud, distanti soprattutto nel settore degli investimenti privati.
Il report integrale è caricabile qui (.pdf)